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    Home»Territorio»Antonio Morelli festeggia i 100 anni. Dai campi di concentramento ad oggi, “Un uomo prezioso agli occhi di Dio”
    Territorio

    Antonio Morelli festeggia i 100 anni. Dai campi di concentramento ad oggi, “Un uomo prezioso agli occhi di Dio”

    Grazia Biasi3 Gennaio 2016Nessun commento

    “Seppur umiliato, negli affetti, nel corpo e nella dignità, non ha mai smesso di camminare a testa alta”, così lo ha descritto brevemente il Vescovo Valentino Di Cerbo

    Antonio-Morelli-Alvignano5Antonio Morelli, l’ormai noto “fabbricatore di ali” – così come lo descrive il libro sulla sua vita di Carmine Mastroianni pubblicato un anno fa – ha riunito parenti ed amici che non hanno fatto mancare calore, affetto ed entusiasmo. “Per il momento mi sento bene” – ci ha riferito – “po’…verimm”.
    Il primo a rimanere incredulo di fronte a questa “eccezione” della vita, sembra essere proprio lui, e lo dice con il sorriso, quasi scusandosi per aver avuto in dono questo privilegio.
    In Cattedrale ad Alife, Mons. Valentino Di Cerbo ha celebrato la messa di ringraziamento insieme a don Pasquale Rubino, parroco di Antonio, soffermandosi durante l’omelia su alcuni momenti significativi della vita di questo uomo che ha conosciuto il dolore, la fame, l’umiliazione, la sofferenza.
    In più occasioni noi di Clarus ci siamo occupati della sua storia: giovane contadino di Alvignano, poi soldato durante la seconda guerra mondiale, e negli stessi anni prigioniero nei campi di concentramento nazisti di Dachau e poi Mathausen, da qui la possibilità di spostarsi a lavorare per il settore metallurgico a Stein, il luogo in cui assiste all’arrivo degli americani. Sono gli anni della fame, del dolore, della tristezza, della rabbia e della solitudine, ancor più se cresce la consapevolezza che da casa potrebbero ormai darti per morto.
    “Come un uomo che guarda dall’alto della montagna, così Antonio può fare sintesi della sua vita avendo dinanzi a sé, ancora con lucidità e chiarezza, tutto ciò che gli è accaduto”: mons. Valentino Di Cerbo ha più volte citato il sacrificio fisico e morale di quest’uomo “Prezioso agli occhi di Dio, tanto che il Signore gli ha concesso il dono di tornare a casa e crearsi una famiglia e godere per lunghi anni dell’affetto incondizionato dei suoi parenti”.
    Il Vescovo ha ricordato il suo primo incontro con Antonio, due anni fa, in occasione della visita pastorale alla parrocchia di SS. Pietro e Paolo ad Alvignano: in quella data si diedero appuntamento per questa festa, questa giornata di gioia convinti che sarebbe accaduto. Così è stato, e allora come non fare memoria di questi 100 anni: il pane condiviso in trincea con i commilitoni in una notte di Natale, il divorare un osso perché era l’unico bene rimasto e poi il ritorno a casa, in un paese, che seppur lontano da quei campi di dolore e morte aveva conosciuto la distruzione e il dolore.
    Una vita così lunga deve anche il merito ad una famiglia che ha custodito quest’uomo con premura, con amore e attenzioni ripetute ricevendo in cambio saggezza e profondità d’animo; la preghiera rivolta dalle nipoti di nonno Antonio ha voluto esprimere proprio la gratitudine a Dio per la sua presenza nella vita dei tanti familiari che lo circondano: “Grazie per essere stato sempre accanto a lui nelle vicende della sua vita; grazie per averci concesso di godere della sua presenza e del suo amore per tanto tempo; l’amore che ci ha dato continua ancora oggi a scaldarci il cuore, e le sue spalle, anche se fragili e un po’ curve, sanno ancora accoglierci per darci consolazione e forza nei momenti, inevitabilmente duri della nostra vita…”. Preghiera che ha raccolto suscitato l’emozione dei presenti e interpretato il sentimento comune dei tanti che nel tempo hanno conosciuto questo piccolo grande eroe d’altri tempi.
    Presenti alla cerimonia il vicesindaco di Alvignano Maria Del Santo e l’assessore Franco La Vecchia, vicini come in tante altre occasioni alle persone, alle storie, all’anima di un paese che ogni tanto si racconta in queste belle vicende: un omaggio floreale, una targa ricordo, ma soprattutto un recente souvenir da Stein, la città del “lavoro prigioniero” di Antonio.
    Al termine della celebrazione non è mancata la festa per parenti ed amici.
    Dalla nostra Redazione, gli auguri di buona vita in salute e letizia.

    Leggi anche gli articoli che Clarus ha dedicato alla storia di Antonio:
    ♦ Viaggio tra i lavori forzati di Dachau e Mathausen

    ♦ Antonio Morelli, medaglia al valore civile. VIDEORACCONTO DELLA SUA STORIA

    ♦ Il “Fabbricatore di Ali”. La prigionia di Antonio Morelli nel libro di Carmine Mastroianni

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