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    Home»matese moderno contemporaneo»Storia. Arturo Lombardi, sindaco di San Gregorio Matese. Un uomo “non illustre” in età liberale
    matese moderno contemporaneo

    Storia. Arturo Lombardi, sindaco di San Gregorio Matese. Un uomo “non illustre” in età liberale

    Redazione27 Ottobre 2021Nessun commento

    Matese tra moderno e contemporaneo

    di Armando Pepe
    in Storia Glocale

    Nei primi anni Novanta del secolo scorso lo scrittore Giuseppe Pontiggia raccolse alcune biografie immaginarie in un libro, dal significativo titolo «Vite di uomini non illustri», la cui descrizione in sintesi, come al solito, appare sulla quarta di copertina, adoperando termini intriganti: «Vite immaginarie di personaggi immaginari, tra fine Ottocento e primi anni Duemila: donne e uomini dal destino oscuro, di cui vengono rievocate, con precisione “storica”, le esperienze memorabili ai loro stessi occhi. Eventi che appartengono a una trama segreta di sentimenti, di ricordi e di desideri, a una mitologia familiare e personale, a una vita parallela spesso clandestina e ignorata, sono raccontati con un virtuosistico contrappunto di stili che attinge ai linguaggi d’epoca e alle loro inflessioni. E nell’applicare la scansione cronologica delle biografie illustri a personaggi anonimi e a una cronaca spesso interiore, di ciascuna esistenza di questa “gente comune” Pontiggia riesce a illuminare l’eccezionalità».

    Per un romanziere è facile inventare storie alternative e parallele; è il suo mestiere, mentre lo storico, invece, deve attenersi al documento. È una continua serqua di raccomandazioni da parte del professore Raffaele Colapietra, che ogni volta che ci sentiamo al telefono ribadisce: «Caro Pepe, segua il documento!». Per quanto riguarda i personaggi famosi, se uno volesse scriverne una biografia si troverebbe davanti ad un’inflazione di carte, all’imbarazzo della scelta. Non è proprio così però quando si tenta di ricostruire il profilo di persone comuni, il 99% cadute nel dimenticatoio e che non rivestono alcuna particolare importanza se non per chi le studia e cerca di appigliarsi ad ogni minimo indizio con l’attenzione dell’anatomopatologo e/o del pubblico ministero.

    Questo è il caso di una persona adesso completamente obliata, ma che un tempo, per l’appunto nei primi decenni del Novecento, godette di una certa visibilità, arrivando a ricoprire incarichi pubblici, sia pure inerenti alla politica locale. Si tratta, dunque, di Arturo Lombardi, nipote per parte materna di Gaetano del Giudice, la cui fama è inversamente proporzionale a quella del discendente, tanto da aver meritato un’apposita voce, scritta da Giuseppe Monsagrati nel Dizionario Biografico degli Italiani.

    Il primo a parlarmi di Arturo Lombardi fu nel 2012, ad onore del vero, il professor Roberto Pasquale Violi, docente di Metodologia della ricerca storica all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, che si era imbattuto in quel nome nelle proprie infaticabili ricerche presso l’allora Archivio Segreto Vaticano (attualmente Archivio Apostolico Vaticano). Legittimamente il professor Violi voleva saperne di più sul personaggio, fino ad allora avvolto in una cappa di mistero e quasi sconosciuto, se non fosse stato per le poche righe che gli aveva dedicato il dottor Alberico Bojano nel prezioso volume «Briganti e senatori».

    Chi era Arturo Lombardi? Cosa aveva fatto? Benestante caduto in disgrazia, sindaco liberale di San Gregorio Matese (allora San Gregorio d’Alife) dal 1914 al 1920, marito fedifrago, padre sfortunato, massone, divenuto fascista più per opportunismo che per fermo credo ideologico; insomma un avventuriero.
    Da ricerche condotte per ogni dove, dalla sede comunale di San Gregorio Matese, all’Archivio di Stato di Caserta, all’Archivio centrale dello Stato in Roma, all’Archivio Apostolico Vaticano e infine all’Archivum Romanum Societatis Iesu uscì fuori il volume «San Gregorio Matese dall’età liberale al fascismo (1912-1926)», che presentai ad ottobre del 2015 presso la biblioteca diocesana San Tommaso d’Aquino a Piedimonte Matese con l’allora vescovo di Alife-Caiazzo monsignor Don Valentino Di Cerbo.

    La prefazione, anch’essa riportata in quarta di copertina, fu scritta dal compianto professore Nicola Tranfaglia, attento, con metodo e scrupolo non comuni, al mio lavoro, il quale icasticamente osservò che dal volume emergeva «un mondo di contadini senza terra, che lottano per sopravvivere e costruire faticosamente un futuro migliore per i propri figli». Per inciso, al fianco dei contadini e dei pastori, in una lotta impari contro l’arrembante fascismo, c’era il sacerdote Don Giacomo Vitale.

    Siccome non si finisce mai di ricercare, se si ha costanza appaiono sempre nuove carte, tasselli minimi ma non per ciò irrilevanti. Presso l’Archivio di Stato di Napoli si conserva la pratica per il passaporto che Arturo Lombardi, dovendo viaggiare all’estero, richiese alla questura partenopea. Avendo sposato, all’età di ventitré anni, Evelina Georgina Clarke, suddita di Sua Maestà britannica, è ragionevolmente ipotizzabile che Arturo Lombardi sia stato mosso dal desiderio di raggiungere l’Inghilterra, magari in visita a i suoceri o per vedere quelle splendide città e gli altrettanto impagabili e pittoreschi paesaggi.

    È molto verosimilmente del gennaio 1901 l’istanza, formalmente redatta di proprio pugno su carta da bollo di 50 centesimi e indirizzata al signor questore di Napoli, in cui si legge: «Arturo Lombardi di Michele ed Amelia del Giudice, nativo di Napoli, ivi domiciliato in via Francesco Caracciolo, al civico 20, dovendo recarsi in Inghilterra per suoi affari, fa domanda alla Signoria Vostra Illustrissima perché gli sia rilasciato il passaporto. Fidando in tal favore, sentitamente ringrazia».

    Arturo Lombardi era domiciliato, assieme alla propria famiglia, in un appartamento ubicato in un palazzo molto signorile, ancora esistente e che gode di un panorama stupendo poiché si affaccia sul golfo di Napoli, come quei meravigliosi alloggi che vediamo nelle fiction tratte dai romanzi di Maurizio de Giovanni.

    A sostegno del testo predetto, il capo dell’ufficio addetto all’uopo presso il mandamento di San Ferdinando del Municipio di Napoli confermò, in linguaggio burocratico, che: «Lombardi Arturo, di Michele, e del Giudice Amelia, nato in Napoli, sezione San Ferdinando, a dì 13 aprile 1875; ha fatto parte della classe di leva 1875, numero 158, mandamento di San Ferdinando; in data 27 luglio 1895 venne dal Consiglio di Leva di Roma riformato per cattiva conformazione del torace. Napoli, 9 febbraio 1901».   

    Alla consegna del passaporto Arturo Lombardi era finalmente libero di andare in Inghilterra; nondimeno si resta con il dubbio se poi sia effettivamente partito.

    Fonte archivistica e links

    Archivio di Stato di Napoli, Questura di Napoli, Archivio generale. Passaporti ed emigrazione (1888- 1901), busta 3155, fascicolo «Lombardi Arturo di Michele, 1901».

    Link per la banca dati dell’Archivio di Stato di Napoli:

    http://patrimonio.archiviodistatonapoli.it/asna-web/patrimonio/archivio-generale-passaporti-ed-emigrazione-1888-1901/esito.html?queryLibera=arturo%20lombardi

    Abitazione napoletana di Arturo Lombardi:

    https://www.google.com/maps/place/Via+Francesco+Caracciolo,+20,+80122+Napoli+NA/@40.8286817,14.222006,3a,75y,318.89h,120.4t/data=!3m6!1e1!3m4!1shTlInJJsLvZhN6U

     

    archivio armando pepe età liberale ricerca storica san gregorio matese storia moderna

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