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Medio Volturno tra Moderno e Contemporaneo. Il progresso economico della Valle Telesina durante l’Unità d’Italia

Lo studio del dottore Emilio Bove, medico di base a San Salvatore Telesino, si presenta come un notevole sussidiario che offre l'immagine della Valle Telesina verso la metà dell'Ottocento

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L’appuntamento di questa settimana con la rubrica Medio Volturno tra Moderno e Contemporaneo è dedicato alla recensione, a cura del professore Armando Pepe, al libro del dottor Emilio Bove intitolato Politica e affari nell’Italia del Risorgimento. Lo scontro in Valle Telesina, personaggi e vicende (1860-1882).

Veduta della Valle Telesina

Gli studi sul progresso della Valle Telesina durante l’Unità d’Italia di Emilio Bove

di Armando Pepe

Sono decenni che il dottor Emilio Bove, medico di base a San Salvatore Telesino, porta avanti una capillare e scrupolosa opera di ricostruzione storiografica della propria terra, accogliendo spunti e motivi di riflessione, facendoli propri con competenza e una piacevole vena narrativa. Ciò è reso possibile, in verità, anche dalle capacità aggregative e di promozione culturale tenacemente sostenute dal dottor Michele Selvaggio, anima e motore vitale dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Di recente a Caiazzo, per le cure di Ilaria Cervo, presidente dell’Associazione Storica del Caiatino, è stato presentato l’ultimo volume di Emilio Bove, dal titolo accattivante e, in senso buono, intrigante, Politica e affari nell’Italia del Risorgimento. Lo scontro in Valle Telesina, personaggi e vicende (1860-1882), edito dall’Istituto Storico del Sannio Telesino nella collana di Storia.

I personaggi del libro
Il libro si presenta con un indice ricco e variegato, in cui subito si offrono al lettore i protagonisti, ben delineati in inappuntabili profili biografici, scritti anche sulla scorta degli studi di Alfredo Zazo, grande studioso beneventano che sistematizzò le piste della ricerca storica sul Sannio, geograficamente inteso. Piacevole è la lettura dunque delle vite di Achille Jacobelli, personaggio discusso e controverso, ma di certo infaticabile nel concretizzare sogni e progetti che ai più parevano irrealizzabili. Salvatore Pacelli, meno noto del primo ma non per questo non parimenti importante, grande proprietario terriero di San Salvatore Telesino, dotato di immensi patrimoni fondiari (1200 ettari) e pecuniari. Il vescovo diocesano, monsignor Luigi Sodo, cui a Cerreto Sannita è intitolato il liceo paritario, ancora oggi fucina dei talenti della zona, di simpatie borboniche e forse finanche reazionarie, ma di indubbia e acuminata dottrina teologica e non comune dirittura morale. Michele Ungaro, cerretese avvocato e politico lungimirante, creatore e dominus della locale Società di Mutuo Soccorso, fondata nel 1881, la cui sede è tuttora aperta e frequentata. Il brigante Cosimo Giordano che, nella guerra per l’Unità d’Italia, scorrazzava per i boschi e le radure del Matese, commettendo infiniti crimini e di cui faceva paura soltanto evocarne il nome. Nunziante Cefarelli, il liberale scomodo, nato in una famiglia benestante di Cusano Mutri, ucciso il 24 agosto 1863 mentre tornava a casa; un omicidio ancora avvolto dalla fitta nebbia del mistero.

Lo sviluppo della Valle Telesina
I medaglioni, una volta li si sarebbe chiamati così, preludono ad una più stringente e cogente narrazione dei fatti, in cui i biografati si pongono come altrettanti protagonisti. Alcuni, in verità, pur non essendo muniti di spirito profetico, nondimeno avevano programmi di lungo periodo, con la pervicace volontà di disancorare la Valle Telesina dall’arretratezza delle comunicazioni e di far tesoro dei forieri flussi termali che, se opportunamente valorizzati, avrebbero recato solo del bene ed anche notorietà a Telese. L’autore, con la visione retrospettiva dello storico, coglie i punti nodali e le basi dell’attuale sviluppo telesino, prevalentemente economico, ottenuto anche al prezzo del sacrificio di beni archeologici e di altre opere preesistenti. Era lo scotto che il passato pagava alla modernità, ma Telese intanto sognava e cresceva, facendosi strada e talvolta imponendosi mediante l’industria molitoria, la costruzione delle terme, vero laboratorio sociale tra conflitto d’interessi e sospette tangenti, nonché l’estremamente importante collocazione della stazione ferroviaria, fomite indiscutibile non solo di modernità ma anche di benessere, perché soltanto dal collegamento delle persone e dal commercio potevano venire, come infatti successe, i proficui guadagni che sono alla base della attuale condizione telesina.

Casalduni e Pontelandolfo
L’autore con robusta cognizione tocca anche i fatti, avvenuti nel 1861, di Casalduni e Pontelandolfo, al momento strumentalizzati dalla vulgata neoborbonica, riconducendoli con obiettività alla loro giusta dimensione, quando osserva che “indipendentemente dal numero dei morti, conteggiati a seguito di ricostruzioni rocambolesche e con la forzata interpretazione di alcune fonti, resta il fatto che la rappresaglia ordinata da Cialdini rimane comunque un’azione esecrabile perché messa in atto contro una popolazione inerme, non importa quanto collusa o connivente con i briganti” (p. 120).
Ad ogni buon conto, il libro si pone come notevole sussidiario per farsi un’idea di come appariva ed era la Valle Telesina verso la metà dell’Ottocento.

1 COMMENTO

  1. Ho comprato e sto leggendo il libro, scritto in modo preciso e lettura scorrevole. Grande conoscitore della nostra storia, va’ all’amico Emilio un plauso per la sua ennesima opera. Grazie per quanto fai affinché non dimentichiamo i nostri antenati.

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