Home Cinema Heartstopper: l’insostenibile leggerezza (e tenerezza) dell’essere teen-ager

Heartstopper: l’insostenibile leggerezza (e tenerezza) dell’essere teen-ager

La serie Netflix disponibile dal 22 aprile è un delicato racconto che informa ed intrattiene

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Noemi Riccitelli – Sembra essere stato un vero e proprio successo quello della serie TV Netflix Heartstopper, disponibile sulla piattaforma streaming dal 22 aprile e da subito entrata nella classifica dei prodotti più visti.
Non solo, la serie ha avuto una notevole risonanza anche nel mondo social, principale specchio del gradimento dei nuovi “trend” negli ambiti più diversi, ma anche mezzo attraverso cui si esprimono i più giovani, che sono i protagonisti e i principali destinatari di questa serie.
Heartstopper, diretta dal regista Euros Lyn, è tratta dall’omonima graphic novel di Alice Oseman, scrittrice britannica classe ’94: un racconto tenerissimo e delicato sulla realtà degli adolescenti contemporanei, ispirata alla fase adolescenziale dell’autrice stessa.

Charlie (Joe Locke) è un ragazzo omosessuale che ha trovato il coraggio di fare coming out: è sicuro di sé e non si pente della sua decisione, nonostante ciò abbia fatto sì che molti coetanei lo prendessero di mira per il suo orientamento sessuale. Un giorno fa la conoscenza di Nick (Kit Connor), uno dei ragazzi più popolari della scuola.
Tra i due si instaura subito una tenera complicità grazie alla quale Charlie non sarà più solo a sfidare le convenzioni.

Insieme teen movie e coming of age, sì, gli 8 episodi di trenta minuti della serie portano lo spettatore nella vita quotidiana dei giovani teen-ager di oggi: una realtà stimolante e sempre nuova, che però sa essere anche molto dura.
I coetanei che ritrovano la loro realtà nel piccolo schermo riconoscono abitudini, relazioni, modi di fare loro familiari e si sentono confortati, compresi, specie nella trattazione di temi di rilievo che, in una fase delicata come l’adolescenza, si fanno sempre più cogenti: tra questi, sicuramente, la consapevolezza di sé, l’orientamento sessuale, il proprio posto nel mondo.
Il pubblico adulto, invece, ha la possibilità di considerare la prospettiva delle ultime generazioni, cercando di comprenderne le più intime verità, superando la superficialità di una visione collettiva univoca troppo spesso negativa.

La caratteristica principale della serie, e il suo tratto vincente, è la spontaneità e la sensibilità con cui vengono raccontate le vicende dei protagonisti: non è affatto semplice affrontare temi così delicati, di cui si tende a discutere molto nel dibattito pubblico, ma forse nei toni e nei modi sbagliati.
Heartstopper, invece, riesce a rappresentare con rispetto una porzione di realtà contemporanea che si fatica ancora a riconoscere e che mette in crisi proprio i più giovani: trovare una definizione a sé stessi e fare scoperte di sé che non si sarebbero mai immaginate.

La serie, tuttavia, mantiene anche il gusto da fiaba sognante tipico delle storie d’amore e i protagonisti, quasi tutti alla prima prova attoriale, contribuiscono con un tocco naive all’ottima riuscita degli episodi.
Da segnalare il cameo della sempre brava Olivia Colman, che interpreta la madre di Nick, ma va sottolineato che il cast di giovani interpreti brilla da sé, recando freschezza ed entusiasmo.

Nel complesso, Heartstopper è una serie di indubbio valore, che riesce ad informare e intrattenere senza esasperare i temi di un dibattito pubblico che può risultare feroce, ma facendolo con la grazia e la naturalezza che solo i più giovani posseggono.

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