“Buonasera a tutti, mi chiamo Pino Daniele, suono la chitarra e canto in lingua napoletana“: sic et simpliciter, senza mezzi termini, Pino Daniele, il poeta di Napoli.
Ruvido, inquieto, ma tenace e con un cuore autentico che l’ha reso il simbolo di una generazione e di una città.
Je so’ pazzo, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma (in corso all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone) è al cinema dal 15 ottobre e risulta tra le prime posizioni al box office nel weekend di uscita.
Liberamente ispirato alla biografia Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce scritto da Alessandro Daniele, il film di Nicola Prosatore con protagonista Massimiliano Caiazzo si sofferma sugli anni giovanili del cantautore e chitarrista napoletano.

Il giovane Pino Daniele (Massimiliano Caiazzo) ama la musica e nonostante l’infelice contesto di provenienza e le difficoltà personali, soprattutto il rapporto con il padre Gennaro (Giovanni Ludeno), riesce ad emergere con le sue parole e le sue melodie nuove.
Tra l’incontro con la futura moglie Dorina (Mariasole Pollio) e i cambiamenti nella sua band, si delinea il suo profilo d’artista, fino alla consacrazione del grande pubblico.
Una pellicola che segue la tradizionale linea del biopic: l’affermazione tra alti e bassi, il background familiare, l’ascesa al successo.
Tuttavia, Je so pazzo, contrariamente al titolo, che riprende il celebre brano del 1979, non riesce ad esprimere e a far emergere l’anima più vera di Pino Daniele.
Infatti, la sceneggiatura (di Nicola Prosatore stesso, Alessandro Daniele ed Edoardo Puma) dà spazio alla sua storia familiare, ad un confronto mai risolto con la figura paterna, nemesi ricorrente, ma le sequenze scorrono, diluendo e tenendo un po’ da parte l’ispirazione che ha dato vita a testi bellissimi e a quei sound che hanno contributo a rinnovare il panorama musicale italiano, nonostante le iniziali reticenze.
Infatti, la formazione musicale di Pino Daniele è lasciata a qualche breve e rapida intuizione, senza approfondire: viene citata una prima chitarra, il nome molto peculiare e specifico della sua prima band, i testi scritti su un quaderno scolorito.
Dettagli interessanti che avrebbero potuto rivelare di più sull’artista.
Insomma, qual è la scintilla Pino Daniele?

Massimiliano Caiazzo ha vestito i panni del cantautore partenopeo con impegno e dedizione, curandone voce e atteggiamento, esprimendone la fragilità, senza tuttavia andare a completare una vera fusione con l’artista, di cui dà sicuramente una buona performance, senza però brillare.
Je so pazzo finisce, così, per consegnare un ritratto a metà, in cui la musica immortale di Pino Daniele sovrasta la narrazione e si esce dalla sala pensando a lui sì, ma non ad una pellicola che avrebbe potuto raccontare di più.



