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San Rocco a Piana di Monte Verna, tra i primi luoghi d’Italia dove si diffuse il suo culto

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Nunzia Cecere – Domenica 21 agosto la comunità di Piana di Monte Verna festeggia San Rocco; previste due Messe, alle 8.00 e alle 11.00; ma l’attesa è per la serata quando da Valle Agricola giungerà in paese la reliquia del Santo, lì custodita dove è molto sentito il culto di San Rocco. Alle 19.00 è prevista la Solenne Celebrazione e a seguire la processione per le strade del paese con la statua ed eccezionalmente con la reliquia.

Ma perchè una festa a San Rocco in questa data, e non il 16 agosto, giorno della sua memoria liturgica? Nell’articolo che segue, la storia si mescola alla devozione che i pianesi hanno coltivato nei secoli per la protezione che San Rocco ha dato contro le pestilenze ed altre epidemie.

Negli Annali del Regno d’Italia di fine 1800, si riporta già la solennità alla penultima domenica affiancata ad una fiera agricola. Essendo il 16 agosto troppo vicino al 15 , data di grandissime fiere nei paesi vicini, si optò per la domenica successiva, a metà strada tra il 16 e l’8 settembre (con la grande fiera di Santa Maria a Marciano).

 L’iconografia del Santo
L’immagine più antica del Santo pellegrino custodita a Piana risale agli inizi del XVI secolo e si trova in Santa Maria a Marciano. Un santo dallo sguardo vivace, occhi verdi, barbuto, quasi un ribelle. Recenti studi ed un intreccio di dati ci hanno portato a pensare che tale immagine potrebbe essere una delle prime, raffiguranti il santo, ad esser state dipinte nel Sud Italia così come una precoce diffusione della  sua devozione in terra pianese.
La devozione rocchina a Piana dunque è quasi contemporanea alle zone settentrionali che videro il passaggio materiale del santo. Alcuni particolari rafforzano la teoria dell’affresco pianese come uno dei primi  ad esser stati eseguiti in onore del santo come la mancanza del cane, del tabarro, tabarrino e cappello, elementi iconografici che appariranno stabilmente dalle metà del 1400. Ricordiamo che la peste si presentò con tutta la sua ferocia, ogni due anni, a partire dal 1440. Anche in Sant’Angiolillo è presente un’altra raffigurazione di San Rocco; si tratta di un affresco datato 1528, su committenza di Geronimo Di Maio.. Anche tale dipinto, insieme ad un perduto San Sebastiano collocato sul lato opposto, deve esser letto come una sorta di ex-voto un ringraziamento alla morte scampata (tra il 1528 ed il 1530 la peste torna a far visita alle popolazioni).

 Il flagello delle epidemie su Piana di Monte Verna 
Il Casale di Piana non ebbe molta “fortuna” con la peste del 1656: l’epidemia provocò 114 vittime; la gravità dell’incidenza sta nel fatto che la popolazione era ancora esigua. Nel 1618 contava appena 268 anime: ipotizzando un aumento demografico costante, possiamo affermare che la popolazione nel 1656 non arrivava a 300 anime. Interi nuclei familiari furono cancellati come i Morrone (coì come mancano nei manoscritti 76 anni di cronaca, ossia gli anni immediatamente precedenti, contemporanei e immediatamente successivi al flagello)

Nel 1837 il colera visitò anche Piana: i colerosi furono seppelliti nel terreno adiacente la chiesa di Santa Maria a Marciano. Approdando al 1918 ritroviamo la febbre spagnola ed una legenda: San Rocco, brandendo il suo bastone, nel 1918 si pose come guardiano all’ingresso del paese, evitando il dilagare del morbo.

 La cappella dedicata a San Rocco 
La realizzazione della cappella a sinistra della navata rientrò nel piano di ampliamento della chiesa voluto dal parroco don Antonino della Vecchia (a partire dal 1845) .Gli episodi della vita del Santo furono commissionati agli inizi del 1900 dalla famiglia Mone Aragosa, residente in via San Martino, per sciogliere un voto fatto in un momento di particolare bisogno: mentre era in corso la processione del santo il loro bimbo cadde accidentalmente da oltre 5 metri di altezza restando miracolosamente illeso (l’episodio  è raffigurato in una delle vele).

 L’arrivo della statua
Nel manoscritto dei battezzati, vi è una nota a cura del parroco Don Antonino Della Vecchia nella quale descrive l’arrivo della statua del Santo di Montpellier: accolta e benedetta prima nella cattedrale di Caiazzo e poi trasportata trionfalmente a Piana. Era il 25 febbraio 1855: “….La statua costa ducati 36, fatta però per tal prezzo a mio riguardo da D.Giuseppe Savaglios, sedente a Napoli al largo della chiesa di S. Maria La Nova. Questo denaro è stato sborsato da Giovanni Antonio Santoro e per esso (essendo poco fa trapassato) dalla sua moglie Maddalena Fusco. Il di più e per la festa e pel trasporto da Napoli l’ha apprestato la divozione dei fedeli….”
Una curiosità proveniente da uno studio statunitense: il prof. Loatman in una indagine rivolta al fenomeno dell’emigrazione italiana a Mechanicville, nota che, nell’estate del 1918, una piccola comunità italiana, donò alla chiesa sita in Saratoga Avenue, una statua di San Rocco, come ringraziamento per lo scampato pericolo di morte. La comunità era quella di Piana.

L’inno popolare del santo che ancora oggi si intona è stato composto da parroco Raffale De Vivo nel 1888. Egli fu un prete poeta, musicista, amante della cultura e dell’arte, scomodo per i suoi ideali liberali. A lui si deve l’inizio della battaglia intrapresa contro il Comune per il possesso di Santa Maria a Marciano e la difesa degli affreschi. De Vivo, dopo esser stato parroco della cattedrale di Caiazzo (compose l’inno popolare di santo Stefano), fu mandato a Piana nel 1881 ove morì 10 anni dopo.

 

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