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    Home»Arte e Cultura»Cinema»Natale sullo schermo in quattro titoli: storie ed emozioni che alleggeriscono le vicende personali
    Cinema occhio allo schermo

    Natale sullo schermo in quattro titoli: storie ed emozioni che alleggeriscono le vicende personali

    Redazione22 Dicembre 2022Nessun commento

    Noemi Riccitelli – A pensarci, il Natale stesso, l’Avvento, rappresentano una storia unica e coinvolgente: una narrazione che ha sempre avuto in sé lo stupore del nuovo, del mitico, di un miracolo rinnovato ed emozionante. Storie ed emozioni, due aspetti che caratterizzano anche il cinema, in quel vortice avvolgente di immagini che ispirano, arricchiscono, talvolta alleggeriscono tante vicende personali.

    Certo, un periodo storico affatto leggero e spensierato: una guerra in corso, tante vite ingiustamente sofferenti, odio, tensione, cui si sommano crisi economiche, inflazioni, incertezze. L’intrattenimento, lo svago che, comunemente, viene associato al cinema può essere superfluo in queste circostanze, gettando ulteriore ombra su un settore che esce particolarmente menomato dalla crisi pandemica: secondo recenti statistiche, infatti, l’Italia è il Paese dell’Europa che ancora fatica a recuperare gli spettatori in sala pre-pandemia.

    Tuttavia, il cinema non è solo puro “divertissement”, quindi, letteralmente, un voltare la testa altrove in cerca di altro, un non guardare, un non osservare, tutt’altro.
    Il cinema nella sua storia ha sempre osservato e rappresentato criticamente la realtà, veicolando valori, sentimenti, spirito dei tempi.
    Dunque, andare al cinema e godere della bellezza di una pellicola partecipando, inoltre, ad un’esperienza collettiva, come solo la sala cinematografica permette di fare, può rappresentare, soprattutto durante le festività natalizie, l’occasione per una riflessione intima, cogliendo ed apprezzando la bellezza e la delicatezza di un’idea, che può accarezzare gli animi, destandoli e stimolandoli ad una visione rinnovata della realtà.

    È questo l’intento del sussidio pastorale “Il sentiero del Natale”, a cura di Massimo Giraldi, Sergio Perugini, don Andrea Verdecchia ed Eliana Ariola, membri della Commissione nazionale valutazione film della CEI e dell’Associazione cattolica esercenti cinema (ACEC), i quali propongono quattro film associati ad altrettante parole chiave per vivere e sentire il Natale in prospettiva cinematografica.
    I titoli proposti: Tori e Lokita dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, insieme alla parola “cammino”; Come per disincanto (Disenchanted) diretto da Adam Shankman, con la parola “promessa”; Chiara di Susanna Nicchiarelli e la parola “profezia”, infine, Il principe di Roma di Edoardo Falcone con “salvezza”.
    Le pellicole, tutte uscite negli ultimi due mesi al cinema e in piattaforma, sono intrecciate tra loro dal filo rosso del grande classico di Charles Dickens Canto di Natale, inesauribile fonte di ispirazione per grande e piccolo schermo.

    TORI E LOKITA  Belgio oggi, Lokita (Joely Mbundu) e Tori (Pablo Schils) sono due migranti africani ospitati temporaneamente in un centro di accoglienza. Lokita è una sedicenne del Camerun, Tori un preadolescente del Benin; non sono fratelli, ma le avversità sperimentate nella traversata della speranza, nella morsa della malavita, li ha uniti quasi come una famiglia. In attesa dei documenti per cominciare una nuova esistenza, Tori e Lokita si guadagnano da vivere al soldo di uno spregiudicato cuoco che li sfrutta nel traffico di stupefacenti.

    COME PER DISINCANTO New York, oggi. Giselle (Amy Adams) e Robert (Patrick Dempsey) sono ormai sposati da anni, con due figli, l’adolescente Morgan (Gabriella Baldacchino) e la neonata Sophia. Quando la grande metropoli inizia a farsi troppo asettica, i due decidono di trasferirsi a Monroeville, in provincia.
    Sulle prime, la realtà sembra accogliente, ma ben presto i malumori si palesano. Sconfortata Giselle esprime un desiderio: chiede di vivere nuovamente in un mondo incantato. Ma non tutto gira per il verso giusto… (Qui la recensione di Clarus)

     CHIARA Assisi, 1211. Chiara (Margherita Mazzucco) abbandona la casa paterna appena diciottenne per seguire le orme di Francesco (Andrea Carpenzano).
    Nonostante i tentativi intimidatori dei familiari, non cambia idea, al contrario ispira altre ragazze e donne, che si uniscono al suo cammino di povertà. A frenare il suo progetto c’è però il Cardinale Ugolino, il futuro papa Gregorio IX (Luigi Lo Cascio).

     IL PRINCIPE DI ROMA Roma, 1829. Bartolomeo, Meo, Proietti (Marco Giallini) è un uomo facoltoso nato da umili origini. Divenuto un ricco possidente, Meo è intenzionato a ottenere un titolo nobiliare grazie alle nozze con la figlia del principe Accoramboni (Sergio Rubini). Avaro, spregiudicato e apparentemente insensibile, Meo quando si trova sul punto di pagare la dote per il matrimonio viene raggiunto in sogno da tre visioni: Beatrice Cenci (Denise Tantucci), Giordano Bruno (Filippo Timi) e papa Alessandro VI (Giuseppe Battiston). Fantasmi o proiezioni della sua (sopita) coscienza?

    Le parole cammino, promessa, profezia e salvezza sono intessute anche nel Canto di Natale di Dickens. Dall’anno della sua pubblicazione, il 1843, la storia dell’avaro Ebenezer Scrooge e del suo viaggio tra passato, presente e futuro ha ispirato autori e autrici di teatro, cinema e TV, dando vita a numerosi e indimenticabili adattamenti. Nel 1901 ne fu realizzato un primo corto muto, di produzione inglese; poi, grandi e piccini ricordano sicuramente Canto di Natale di Topolino, realizzato dalla Disney nel 1983 e diretto da Burny Mattinson, un cortometraggio che vede protagonisti i più amati tra i suoi personaggi: Paperone e Topolino, nei ruoli di Scrooge e del suo umiliato e sottopagato impiegato Cratchit, ma anche Paperino, Minnie, Pluto, Paperina e Gambadilegno. Il film segue fedelmente la storia originale: accurati scenari, musiche malinconiche e dolci restituiscono allo spettatore tutta l’atmosfera natalizia e magica del racconto. Nel 1988 arriva dagli Stati Uniti S.O.S. fantasmi (Scrooged) di Richard Donner con Bill Murray, che sposta l’ambientazione dall’Inghilterra di metà Ottocento alla New York degli Ottanta e mette nel ruolo dell’avaro il cinico dirigente di un network televisivo che, alla viglia di Natale, sta proprio lavorando a un musical dedicato al famoso racconto di Dickens.
    Francis Cross, questo il suo nome, è all’apice della carriera, ma preso dalla vertigine del successo ha allontanato da sé tutte le persone care. I tre fantasmi lo aiuteranno a trovare la strada della conversione, del cambiamento.
    Nel 2009 la Disney torna all’ambientazione originale del racconto con A Christmas Carol, diretto da Robert Zemeckis. Questa versione, che usa una tecnica mista animata – volti di attori veri riversati nell’animazione attraverso la performance capture – è ricca, coinvolgente, intensa. Meno nota la versione del 2017 Dickens. L’uomo che inventò il Natale (The Man Who Invented Christmas) diretto da Bharat Nalluri.
    L’ispirazione del Canto di Natale è dichiarata in vari momenti della trama che segue la biografia dell’autore: nell’ottobre 1843 Charles Dickens (Dan Stevens) è in crisi per il fallimento dei suoi ultimi tre romanzi. Di fronte all’inatteso rifiuto dei suoi editori, reagisce e modo suo, e nel breve volgere di sei settimane scrive quel racconto che, secondo la sua intenzione, avrebbe dato nuovo entusiasmo alla sua famiglia e rilanciato la sua carriera, appunto il Canto di Natale.
    Così inquadrato il film non è solo una rilettura della storia di Ebenezer Sgrooge (Christopher Plummer), ma piuttosto un excursus che aiuta a entrare più da vicino nella quotidianità dello scrittore, fino a raffigurarlo in piena crisi creativa dalla quale si risolleva grazie al suo ingegno.

    Ebenezer Scrooge è, così, diventato un exemplum, una figura di riferimento, simbolo di quanti distratti e presi da sé stessi, non tengono in considerazione le persone che le circondano, pronte ad offrire aiuto a mitigare quegli aspetti più duri della vita, allontanandole con sdegno e diffidenza, ma Scrooge è anche possibilità di redenzione, discernimento, rinnovamento personale: una metafora del Natale unica e sempre vera.

    In conclusione, ci uniamo all’augurio degli autori del sussidio, “Che sia un Natale al cinema per tutti!”.

    Qui il link diretto per leggere e sfogliare il 
    Sussidio pastorale Sul sentiero del Natale

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