Close Menu
Clarus
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Clarus
    • Homepage
    • Attualità
      • Editoriali
    • Chiesa e Diocesi
    • Territorio
    • Arte e Cultura
    • Scuola
    • Eventi
    • Rubriche
      • Occhio allo schermo
      • L’italia fuori dall’Italia
      • Matese d’acqua dolce
      • Matese tra moderno e contemporaneo
      • Tutti i sentieri portano in cima
      • Ci siamo già passati
      • Mediovolturno tra moderno e contemporaneo
      • Voci d’inverno
      • Umani nel digitale
      • Una foto una storia
    Clarus
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Disclaimer e Privacy Policy
    Home»Arte e Cultura»Cinema»The Old Oak: Ken Loach e quel “vizio della speranza” che proprio non vuole smettere
    Cinema occhio allo schermo

    The Old Oak: Ken Loach e quel “vizio della speranza” che proprio non vuole smettere

    Noemi Riccitelli16 Novembre 2023Nessun commento

    Noemi Riccitelli – Già presentato in anteprima nel corso dell’ultimo Festival del Cinema di Cannes, nel maggio scorso, The Old Oak, quello che è stato annunciato come l’ultimo film di Ken Loach, 87enne regista, sceneggiatore, con tanto di Leone d’oro alla Carriera nel ’94 e ben due Palme d’oro nel 2006 (Il vento che accarezza l’erba) e nel 2016 (Io, Daniel Blake), nonché attivista britannico, è al cinema dal 16 novembre con Lucky Red.
    La pellicola è stata accolta con grande entusiasmo qui in Italia: in particolare, il regista si è recato personalmente a Roma per la promozione, dove ha preso parte ad una serie di interviste, eventi, proiezioni speciali organizzate proprio in occasione dell’uscita del film.
    In questo speciale contesto, Loach non ha lesinato di esprimere quelle che da sempre sono le sue idee a proposito della società contemporanea, dei grandi temi dell’attualità, che poi sono anche il nucleo delle sue intense e bellissime pellicole.
    Il suo, infatti, è cinema civile a tutto tondo, con una macchina da presa che si fa lente di ingrandimento sugli ultimi, indagine sociale viva che riesce a colpire lo spettatore coinvolgendone l’intima coscienza.

    Politica, lavoro, vita vera, e con esse preoccupazioni, ansie, recriminazioni, diritti, e sì, anche speranza: perché Ken Loach, nella sua lunga e prolifica carriera, non ha soltanto ritratto i problemi dell’esistenza quotidiana di persone comuni, ma anche prospettato le più giuste e ragionevoli soluzioni a quegli stessi punti critici.
    Così, ancora una volta, con The Old Oak, il regista sceglie di porsi lungo la linea della denuncia, sì, ma prospettando un felice epilogo.
    Del resto, nette sono state le sue parole in una delle dichiarazioni rilasciate a Roma: “Solidarietà, forza, resistenza sono le parole del nostro tempo, ma ce ne sono anche altre che rievocano la vecchia tradizione sindacalista: aiutare, educare, organizzare, l’ultima è la più importante perché si può vincere solo se c’è coesione su un programma (…)”.

    In una cittadina nel Nord dell’Inghilterra, un tempo fiorente centro di produzione mineraria, ora attraversata da un lungo e profondo declino, The Old Oak è l’ultimo pub rimasto del posto, unico luogo pubblico in cui la gente può incontrarsi e condividere le proprie vite.
    Tuttavia, il proprietario, TJ Ballantyne (Dave Turner) riesce a mantenerlo a stento, e la situazione si fa ancora più precaria quando The Old Oak diventa una sorta di terra di mezzo con l’arrivo di un gruppo di rifugiati siriani in fuga dalla guerra, trasferiti in paese, la cui presenza genera malcontento tra gli abitanti.
    TJ, infatti, si lega ad una giovane siriana, Yara (Ebla Mari), con la quale inizia a progettare, non senza difficoltà, un possibile ponte tra le due comunità.

    Il primo film di Ken Loach in cui il tema del lavoro non è il centro del racconto (la sceneggiatura è di uno storico collaboratore del regista, Paul Laverty), ma rimane comunque sullo sfondo, bensì lo sono l’immigrazione, l’ostilità e il razzismo, questi ultimi sorti e comuni proprio tra i lavoratori autoctoni nei confronti degli ultimi arrivati.
    Il regista ha dichiarato che lui e il suo team si sono ispirati a fatti realmente accaduti, risalenti al 2016 in particolare, anno in cui l’Europa tutta, compreso il Regno Unito, ha visto un numero crescente di profughi arrivare dai loro paesi d’origine devastati da conflitti.
    The Old Oak è la volontà, da parte di Loach, di rappresentare il solo apparente e futile dissidio tra due categorie, due pezzi di umanità che cercano, in fondo, la stessa cosa: un futuro migliore, stabile, il sentirsi ascoltati, compresi, un senso di appartenenza. 
    Il regista, infatti, ha sottolineato come gli operai, i minatori britannici siano sempre stati i gruppi di lavoratori più uniti e solidali, spiegando la profonda contraddizione nel loro atteggiamento di avversione verso gli immigrati, vittime anch’essi di un potere superiore scellerato e votato solo ai propri interessi.
    Tuttavia, la crisi economica, l’abbandono da parte delle istituzioni hanno fatto sì che la naturale e originaria “fratellanza” si frantumasse, cedendo all’altrettanto istintiva rabbia e intolleranza, quando non accompagnata dal giusto supporto.

    Ken Loach, tuttavia, immagina una possibilità positiva, una realtà delicata e sfaccettata, che ha bisogno di dialogo, di legami e di solidarietà: così, il suo racconto si fa umanissimo, toccante e sentito, grazie anche a volti genuini e “reali”, quelli di attori non professionisti (come spesso accade nelle pellicole del regista), che sono stati in prima linea attivisti nell’accoglienza di profughi.

    The Old Oak è una visione necessaria, soprattutto in un tempo come quello in corso, in cui le divisioni tra popoli, la brutalità che l’uomo può esprimere e le assurde decisioni dei potenti sono più forti che mai, per comprendere che, come nelle parole di Loach, “un altro mondo è possibile”.

    immigrazione ken loach lavoro Lucky Red paul laverty solidarietà speranza

    Articoli correlati

    Il diavolo veste Prada 2. La moda cambia, tra crisi dell’editoria, AI e social

    5 Maggio 2026

    Michael: il mio canto libero

    26 Aprile 2026

    SOS cinema: come sta la settima arte “made in Italy”

    14 Aprile 2026

    The Drama. Zendaya e Pattinson a nozze con il dubbio

    8 Aprile 2026
    Leave A Reply Cancel Reply

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    About Us
    About Us

    Clarus è una testata registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con n.613 del 17/02/2004, con sede in via Scorciarini Coppola
    n. 234 - 81016 Piedimonte Matese.
    C.F. 82030210619
    Direttore responsabile Maria Grazia Biasi.

    Siti web diocesani
    Diocesi di Alife-Caiazzo
    Biblioteca Diocesana San Tommaso D'Aquino

    Our Picks

    Assisi, 21 febbraio 2026: esposizione delle spoglie di San Francesco

    23 Febbraio 2026

    Vaticano, 11 febbraio 2026. Madonna di Lourdes

    18 Febbraio 2026

    Milano, 6 febbraio 2026: Olimpiadi invernali Milano-Cortina

    6 Febbraio 2026
    New Comments
    • ct 999 su L’ombra delle spie: la storia vera di Greville Wynne e Oleg Penkovsky nel mirino della Guerra Fredda
    • Salvatore su Sessa Aurunca. Cittadini, Associazioni e Politica compatti sul nome del vescovo Nogaro
    • Laura Alfano su Le caramelle di Nogaro. La dolcezza di un magistero rivolto a tutti, senza distinzioni di razza, religione, pensiero politico
    • Luigi su “Dalla laurea alle stelle” la storia di Matilde Italiano, da Piedimonte Matese a Zurigo
    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Disclaimer e Privacy Policy
    © 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Gestisci Consenso
    Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Visualizza le preferenze
    • {title}
    • {title}
    • {title}
     

    Caricamento commenti...