
Giovanna Corsale – Un clima di cordialità ha caratterizzato l’incontro tenutosi il 6 novembre scorso tra Mahmoud Abbas, presidente dello Stato di Palestina, e Papa Leone XIV. L’udienza col Pontefice per il leader palestinese è stata solo la prima tappa del viaggio nella Capitale in programma da tempo, anticipata dalla visita personale alla Basilica di Santa Maria Maggiore per una preghiera sulla tomba di Papa Francesco, al quale il popolo palestinese deve tanto, come lo stesso Abu Mazen ha sottolineato.
Il primo incontro personale, quello avvenuto ieri nel Palazzo Apostolico, è stata l’occasione per ricordare il decimo anniversario dell’Accordo Globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, sottoscritto il 26 giugno 2015. Chiara la posizione della Santa Sede, difesa anche da Papa Leone, consistente nel riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, posizione che si fonda sul rispetto delle regole del diritto internazionale, che vanno tradotte nel rispetto reciproco e nella pacifica coesistenza tra i due popoli in due Stati. A proposito di quest’ultimo punto, non son mancate da parte di Abu Mazen parole di ringraziamento nei confronti di Papa Leone e della Santa Sede, la quale non ha mai smentito il suo pensiero ufficiale in merito.

La visita del capo di Palestina al Pontefice è avvenuta inoltre appena dopo la presentazione della bozza di risoluzione degli Stati Uniti sul piano di pace per Gaza ai dieci membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il che ha portato i due interlocutori a focalizzare l’attenzione sulla necessità di un soccorso continuo alle popolazioni martoriate dal conflitto, soprattutto alla luce di una tregua che sta rivelando la sua precarietà e nel tentativo di costruire insieme una condizione di “giustizia per tutti i popoli”, così Papa Leone.
Ciò che emerge dal confronto è, ancora una volta, la volontà granitica da parte della Chiesa, di cui Papa Leone è uno strenuo interprete in questo momento storico, di garantire dialogo e umanità, strumenti attraverso cui ricucire i rapporti tra i popoli, nel nome della pace, valore da difendere perentoriamente.

















