Una pagina dopo l’altra abbiamo conosciuto scorci del Matese inaspettati e romantici al tramonto, o puri come la neve che ogni anno su posa sulle cime; così anche volti e mani rugosi di contadini e allevatori; le campagne fiorite, e perfino l’unicità dei sapori.
È il calendario che ogni anno, ormai dal 2016, nasce dal gruppo facebook “Le foto più belle della nostra terra matesina”: la partecipazione dei tanti fotografi amatoriali, di volenterosi sponsor e delle promotrici del Gruppo e dell’idea editoriale Anna Lisa Di Baia e Margherita Bisceglia anche quest’anno ci proietta nel 2026 con capolavori di verità, perché quelle foto non sono altro che l’autentico volto del Matese capace di suscitare ricordi, emozioni, consapevolezza dell’identità storica, culturale e paesaggistica.
Negli anni, alle foto si sono aggiunti commenti per spiegare il significato dell’iniziativa e il suo valore intrinseco: questa volta a firmare il Calendario c’è la penna di Vincenza Venditto di Alife che scrive, “il calendario è l’incontro fascinoso fra ciò che è stato e ciò che sarà, lasciando a chi lo ha tra le mani, nei giorni di festa e di entusiasmi, o di ansie e paure, la libertà intima di configurarsi un domani come desiderato” per poi approfondire ulteriormente sul valore eterno di una fotografia che evoca emozioni, dolori, gioie, fallimenti, progetti falliti: ci piace reinterpretare le sue parole come richiamo alle responsabilità degli abitanti del Matese nei confronti della loro casa. L’altra firma è quella di Alberico Bojano di San Gregorio Matese che omaggia l’uomo simbolo della comunità locale, Giuliano Palumbo (1939-2004), il primo in numerose e fondanti imprese: “Insegnante, escursionista, fotografo, promotore culturale, storico, ricercatore (…) Curioso dell’umanità e della natura”, scrive di lui nel testo che accompagna una bellissima foto in bianco e nero che lo ritrae al lavoro nella piazza di Letino. Le parole delle due promotrici del calendario – Di Baia e Bisceglia – richiamano invece l’impegno civico scaturito dalla raccolta fondi associata alla prima pubblicazione: il restauro dell’ingresso alla sorgente del Torano, lì dove ha inizio l’Acquedotto Campano. Segno di come il coinvolgimento collettivo possa essere finalizzato a migliorare gli spazi di vita che – nel caso dell’Acquedotto campano – sono anche luoghi di impatto globale.
Manca poco. A breve saranno resi noti i locali commerciali dove è possibile ritirare una copia del calendario. Tempo qualche giorno dalla distribuzione e si comincerà a lavorare all’edizione successiva.
In basso alcune foto presenti nel Calendario 2026.


















