“Quando entrerai nella Basilica, non sei un visitatore ma un pellegrino”.
Con questo atteggiamento e con questa speranza siamo partiti domenica in piena notte per raggiungere Assisi e San Francesco.
Un percorso che speriamo abbia condotto ciascuno di noi a ri-trovare quella luce che qualche volta perdiamo, ma che è sempre lì: la luce del Vangelo che si trasforma in noi e ci dà la forza della fede.
Essere ad Assisi, se pur nel solo passaggio accanto alla teca che custodisce le ossa del piccolo santo di Assisi, se pur tra migliaia di pellegrini, induce ciascuno di noi a dover vivere la tensione della ricerca.

Non è puro devozionismo: è una tappa importante verso la ricerca dei fondamenti della nostra fede. È il modo per porci delle domande sulla nostra vita di credenti. Francesco con la sua vita ci ha dimostrato che amare significa dare la vita come fa una madre. È bella la similitudine utilizzata per esprimere meglio questo concetto di San Francesco: una donna incinta dà spazio nel suo corpo.
Ed è ripercorrendo i luoghi ed i tempi della vita di San Francesco, che dovremmo porci la domanda:
ed io? Quando ho dato spazio a qualcuno, rinunciando a occupare tutto?
Francesco non ci chiede di essere suoi cloni; ci chiede di capire in che modo dare la vita perdonando e non coltivando rancore rinunciando ad essere sempre al centro e lasciare spazio ad altri.
Francesco aveva fatto suo il monito di Gesù: il chicco di grano deve morire per dare vita.
La visita alle spoglie di San Francesco ci faccia capire che il chicco sa come germogliare…deve solo accettare di cadere in terra.
Cinzia Brandi, presidente diocesano di Azione Cattolica



