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    Home»Attualità»L’illusione dell’Impero e la trappola persiana: il fallimento di Trump e i favori al dittatore Putin
    Attualità

    L’illusione dell’Impero e la trappola persiana: il fallimento di Trump e i favori al dittatore Putin

    L'analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani sulle ultime concitate ore tra USA e Iran
    Redazione30 Maggio 2026Nessun commento

    di Yari Lepre Marrani*

    Le notizie frenetiche che giungono in tempo reale oggi, venerdì 29 maggio 2026, dipingono lo scenario di una superpotenza in affanno, impantanata in un conflitto asimmetrico che non sa come vincere e da cui non sa come uscire. Donald Trump, in un’intervista a Fox News che andrà in onda questo fine settimana, dichiara sornione che qualsiasi intesa con Teheran dipenderà da un “buon accordo” per gli USA, definendo gli iraniani “ottimi negoziatori” ma minacciando la ripresa delle ostilità. Nel frattempo, il vicepresidente JD Vance frena gli entusiasmi parlando di “buoni progressi” ma precisando che il Presidente non è pronto a firmare, mentre a Washington il Segretario di Stato Marco Rubio riceve l’omologo pakistano Ishaq Dar.

    Dietro questa messinscena teatrale di forza e deterrenza si cela una realtà storica inoppugnabile: la guerra asimmetrica condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran si sta rivelando un fallimento strategico catastrofico su tutti i fronti.

    Il vicolo cieco del Regime Change senza stivali sul terreno
    Il peccato originale della strategia finto-muscolare di Trump e del governo israeliano risiede nell’illusione tecnologica e aerea. La storia militare degli ultimi trent’anni ha ampiamente dimostrato un assioma geopolitico inossidabile:

    Non è possibile imporre un regime change (cambio di regime) o una capitolazione politica a una nazione di 90 milioni di abitanti, protetta da una complessa geografia montana, solo attraverso blocchi navali, sanzioni economiche e raid aerei mirati.

    Senza un massiccio dispiegamento di truppe di terra (boots on the ground) — uno scenario che l’opinione pubblica americana, stremata dai fantasmi dell’Iraq e dell’Afghanistan, non accetterebbe mai — l’apparato di potere della Repubblica Islamica non può essere rovesciato. Di conseguenza, la campagna militare USA-Israele nel Golfo si è tradotta solo in un pericoloso logoramento delle rotte commerciali globali, culminato nel blocco dello Stretto di Hormuz.

    Questa impotenza strutturale si riflette direttamente sulla fragilità dei canali diplomatici. L’odierno incontro a Washington tra Marco Rubio e il ministro pakistano Ishaq Dar evidenzia come gli USA debbano aggrapparsi alla mediazione di Islamabad per trovare una via d’uscita. Tuttavia, ogni bozza di accordo o tregua negoziata tramite il Pakistan rimane intrinsecamente volatile: Teheran sa perfettamente che Washington non ha la forza politica né militare per sferrare l’affondo decisivo, e usa il tavolo negoziale per alleggerire le sanzioni senza cedere nulla della propria postura regionale.

    Un’aggressione ingiustificata a un non-pericolo
    Il fallimento bellico di Trump è figlio di una pretesa di supremazia globale anacronistica. L’Iran, pur essendo un attore regionale complesso, non ha mai costituito una minaccia esistenziale diretta per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

    L’ossessione ideologica di Trump lo ha spinto ad attaccare un paese sovrano in nome di uno slogan isolazionista e al tempo stesso imperiale. Il risultato? I fronti bellici aperti o esacerbati sotto la sua amministrazione stanno fallendo. L’economia globale è destabilizzata dalle fluttuazioni del prezzo del petrolio e l’influenza americana in Medio Oriente è ai minimi storici, costringendo la Casa Bianca a rincorrere accordi al ribasso (come l’estensione della tregua di 60 giorni di cui si discute in queste ore) pur di non ammettere lo stallo.

    Il cinico asse Trump-Putin: il tradimento dell’Europa
    Il fallimento strategico nel Golfo non è un evento isolato, ma si connette strettamente a un’altra macroscopica e imperdonabile colpa geopolitica di Donald Trump: il suo trattamento amichevole e deferente nei confronti del dittatore sanguinario Vladimir Putin.

    I due elementi si saldano in un legame di causa ed effetto che penalizza drammaticamente i popoli europei:

    • Distrazione strategica: Attaccando l’Iran e concentrando le risorse militari e diplomatiche nel Golfo Persico, Trump ha scientemente distolto l’attenzione e le risorse occidentali dal fianco orientale dell’Europa.
    • Il vantaggio di Mosca: L’instabilità in Medio Oriente e l’impennata dei costi energetici fanno l’assoluto gioco del Cremlino, che vive di rendita sulle esportazioni di idrocarburi e sfrutta il caos globale per consolidare le sue mire espansionistiche.
    • L’isolamento dell’Europa: Mentre i soldati americani e israeliani si impantanano in una guerra d’attrito sterile contro Teheran, l’Europa si ritrova doppiamente penalizzata: esposta sul fronte ucraino e gravata dai costi economici della crisi energetica provocata dalle decisioni unilaterali di Washington.

    L’incoscienza con cui Trump flirta con Putin dimostra che la sua pretesa “supremazia statunitense” non è altro che un guscio vuoto: una politica estera schizofrenica che attacca nemici inventati (l’Iran) e strizza l’occhio a minacce reali (la Russia), lasciando gli alleati europei a pagare il prezzo più alto di questo disastro strategico.

    Alaska, l’incontro tra Trump e Putin il 15 agosto 2025. Foto Ansa/SIR

    Il bluff della “pace in 24 ore” e il collasso della diplomazia parallela
    Il pantano del Golfo Persico non è solo un errore di calcolo isolato, ma l’ennesimo sintomo di una postura geopolitica velleitaria. Il fallimento bellico nei confronti dell’Iran si fonde e si specchia in quello che passerà alla storia come il più grande inganno diplomatico di Donald Trump: la promessa di porre fine alla carneficina in Ucraina “in 24 ore”.

    Mentre Rubio vola a Islamabad nel disperato tentativo di puntellare un accordo volatile con l’Iran, i tavoli negoziali trilaterali sull’Ucraina (Usa, Russia, Ucraina) avviati ad Abu Dhabi e Ginevra sono ufficialmente congelati. E il motivo è di una lucidità disarmante: l’aggressione militare intrapresa dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran ha letteralmente saturato la larghezza di banda diplomatica e militare di Washington, facendo saltare ogni residua possibilità di mediazione in Europa.

    Il piano di pace originario della Casa Bianca — un documento sbilanciato che ricalcava quasi interamente le pretese massimaliste del Cremlino (neutralità forzata di Kiev, tetto alle forze armate ucraine e riconoscimento della sovranità russa sul Donbass e sulla Crimea) — è naufragato di fronte all’irrigidimento delle parti. Il risultato è sotto gli occhi del mondo: lungi dall’essere isolato o indebolito, Vladimir Putin è oggi politicamente e militarmente più forte che mai.

    I due fronti di un unico disastro strategico
    La connessione concettuale tra il teatro ucraino e quello mediorientale svela la trappola in cui la Casa Bianca si è rinchiusa da sola.

    Fronte Mediorientale (Iran)Fronte Europeo (Ucraina)Il Denominatore Comune
    L’illusione: Ottenere il regime change a Teheran senza truppe di terra, usando solo sanzioni e raid.L’illusione: Fermare la Russia regalando a Putin concessioni territoriali e geopolitiche.Il fallimento: Trump cede sui dossier cruciali della sicurezza, dimostrando la debolezza USA.
    La realtà: L’Iran non cede, i negoziati con il Pakistan sono fragili e Hormuz è destabilizzato.La realtà: La Russia controlla stabilmente il 20% dell’Ucraina e l’offensiva d’attrito continua.Il beneficiario: Il Cremlino incassa i profitti energetici del caos nel Golfo e avanza a Est.

    L’incoscienza di Trump ha creato un cortocircuito perfetto. Perseguendo una pretesa e anacronistica supremazia globale, ha aggredito l’Iran — un paese che non rappresentava alcuna minaccia diretta per gli Stati Uniti — drenando risorse economiche e militari. Di questa distrazione strategica ha beneficiato direttamente Putin. Con l’attenzione di Washington monopolizzata dalle portaerei nel Golfo e dalle continue minacce televisive su Fox News, Mosca ha potuto intensificare la sua guerra d’attrito, logorando le difese ucraine e riducendo al silenzio i tentativi europei di imporre una tregua dignitosa.

    Invece di portare la pace globale, la Dottrina Trump ha generato un mostro geopolitico a due teste: un Medio Oriente sull’orlo del baratro e un dittatore al Cremlino che detta le condizioni della sicurezza europea, forte della certezza che l’alleato americano è troppo occupato a inseguire i propri fantasmi imperiali in Iran per potergli opporre una reale resistenza.

    * Yari Lepre Marrani, scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico-giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche). Collabora con il quadrimestrale dell’AMI (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.
    Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link:
     https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani.

    accordo iran Putin trump Vance

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