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    Home»Attualità»Custodire lo sguardo nell’era del rumore: una sfida pastorale per le nostre famiglie
    Attualità Chiesa e Diocesi

    Custodire lo sguardo nell’era del rumore: una sfida pastorale per le nostre famiglie

    Di fronte alla violenza di gesti e di parole come reagiamo? Quale scelta siamo capaci di assumere? La traccia della Chiesa
    Redazione17 Agosto 2026Nessun commento

    di Armando Visone

    Le cronache quotidiane che entrano nelle nostre case attraverso la televisione sembrano comporre un costante bollettino di guerra, fallimenti nel dialogo tra leader politici, violenze tra adulti e dolorose risse tra i nostri adolescenti. Non da meno la cronaca che giunge da più piccoli contesti come i nostri, talvolta segnati da altrettanti fratture sociali, incomprensioni destinate a sfociare in forme di relazioni aggressive nei gesti e nelle parole.

    Questo scenario non descrive soltanto la realtà.
    In modo molto più sottile, la plasma.
    Chi si nutre ogni giorno di questo racconto intessuto di rabbia e disprezzo delle regole rischia di assorbirne la logica, scivolando nell’emulazione: lo dicono i dati, lo dicono i fatti. Non sembra anche a voi di assistere spesso a scene già condannate che si ripetono?

    Se ai nostri occhi viene mostrata solo la legge della forza e del conflitto, il cuore dell’uomo si abitua al male, convincendosi che non possa esistere un modo diverso di vivere.

    La Chiesa, nel suo cammino pastorale, ha sempre guardato con attenzione e preoccupazione ai linguaggi della comunicazione. I Papi ci invitano a ricordare che ogni informazione incide direttamente sull’anima e sulle relazioni comunitarie.

    Già San Giovanni Paolo II ci ricordava che i media rappresentano il “moderno Areopago”, un immenso spazio pubblico che deve servire alla crescita spirituale dell’umanità, e non alla sua degradazione morale. Quando questo spazio si focalizza solo sulla distruzione, ferisce l’uomo nell’anima.

    A questa riflessione faceva eco Benedetto XVI, mettendo in guardia i fedeli dal pericolo di lasciarsi intrappolare da una realtà virtuale e mediatica che alimenta il cinismo, anestetizza la compassione e finisce per allontanarci dalle relazioni vere, concrete e fraterne.

    Il disordine che vediamo sugli schermi riflette spesso una crisi interiore profonda, che Papa Francesco e Papa Leone XIV ora affrontano mettendo al centro la dignità umana e la responsabilità del cristiano.

    Papa Francesco ha denunciato più volte la tentazione di una “comunicazione che genera odio” e che sfrutta la sofferenza. Nelle sue parole è emerso forte l’appello a cercare narrazioni capaci di edificare, esortandoci a non essere consumatori passivi di notizie distruttive, ma custodi della speranza.

    A dare continuità a questo forte richiamo pastorale è l’insegnamento di Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica Humanitas. Il Pontefice evidenzia come l’eccesso di connessioni digitali e frammentazione rischi di soffocare l’umanità: “In un’era che favorisce la velocità e la frammentazione, la persona umana desidera ancora ricevere cura e riconoscimento da menti attente, parole gentili e mani capaci di tenerezza”. Per contrastare la violenza e la disgregazione sociale, Papa Leone XIV ci esorta a riscoprire la presenza fisica, la comunità e la vicinanza reale agli ultimi.

    Come comunità ecclesiale , non possiamo restare spettatori indifferenti di un sistema che fa mercificazione del dolore. L’auspicio pastorale è che le nostre parrocchie e le nostre famiglie tornino a educare lo sguardo, cercando i segni del bene e della solidarietà silenziosa, che non fanno notizia ma costruiscono il Regno di Dio nel mondo.

    Per spezzare la catena dell’assuefazione al male, lanciamo allora una provocazione concreta a tutti i fedeli: spegniamo la televisione per un giorno intero.
    Smettiamo di regalare il nostro tempo e la nostra attenzione a chi pensa che si possa fare audience e profitto sulle disgrazie altrui. Un giorno di digiuno mediatico non è un semplice rifiuto della tecnologia, ma un atto di libertà. È il modo per mandare in tilt gli interessi economici di chi lucra sul pessimismo e sulla paura.

    Quel digiuno che fa bene al corpo, all’anima, al cuore, al linguaggio: quante volte da ragazzo, da giovane scout, me ne sono nutrito! Quante volte durante gli anni di formazione in Seminario mi sono aggrappato a questa straordinaria forma di libertà. Ancora oggi, lo ripeto, e colgo la fatica in chi mi sta di fronte a vivere un coraggioso gesto; eppure la mia vocazione, la missione mia e di tanti confratelli è tutta lì: farci compagni di viaggio mostrando la preghiera e il Vangelo come le uniche strade che fanno l’uomo più uomo, i fratelli veramente fratelli, i battezzati veramente discepoli di Cristo, ossia uomini e donne che fanno la differenza.

    Spegniamo gli schermi televisivi per riaccendere il dialogo, la preghiera in famiglia e l’ascolto vero di chi ci sta accanto.

    famiglia linguaggio Papi Scelta silenzio tv violenza

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