
di Armando Visone
Le cronache quotidiane che entrano nelle nostre case attraverso la televisione sembrano comporre un costante bollettino di guerra, fallimenti nel dialogo tra leader politici, violenze tra adulti e dolorose risse tra i nostri adolescenti. Non da meno la cronaca che giunge da più piccoli contesti come i nostri, talvolta segnati da altrettanti fratture sociali, incomprensioni destinate a sfociare in forme di relazioni aggressive nei gesti e nelle parole.
Questo scenario non descrive soltanto la realtà.
In modo molto più sottile, la plasma.
Chi si nutre ogni giorno di questo racconto intessuto di rabbia e disprezzo delle regole rischia di assorbirne la logica, scivolando nell’emulazione: lo dicono i dati, lo dicono i fatti. Non sembra anche a voi di assistere spesso a scene già condannate che si ripetono?
Se ai nostri occhi viene mostrata solo la legge della forza e del conflitto, il cuore dell’uomo si abitua al male, convincendosi che non possa esistere un modo diverso di vivere.
La Chiesa, nel suo cammino pastorale, ha sempre guardato con attenzione e preoccupazione ai linguaggi della comunicazione. I Papi ci invitano a ricordare che ogni informazione incide direttamente sull’anima e sulle relazioni comunitarie.
Già San Giovanni Paolo II ci ricordava che i media rappresentano il “moderno Areopago”, un immenso spazio pubblico che deve servire alla crescita spirituale dell’umanità, e non alla sua degradazione morale. Quando questo spazio si focalizza solo sulla distruzione, ferisce l’uomo nell’anima.
A questa riflessione faceva eco Benedetto XVI, mettendo in guardia i fedeli dal pericolo di lasciarsi intrappolare da una realtà virtuale e mediatica che alimenta il cinismo, anestetizza la compassione e finisce per allontanarci dalle relazioni vere, concrete e fraterne.
Il disordine che vediamo sugli schermi riflette spesso una crisi interiore profonda, che Papa Francesco e Papa Leone XIV ora affrontano mettendo al centro la dignità umana e la responsabilità del cristiano.
Papa Francesco ha denunciato più volte la tentazione di una “comunicazione che genera odio” e che sfrutta la sofferenza. Nelle sue parole è emerso forte l’appello a cercare narrazioni capaci di edificare, esortandoci a non essere consumatori passivi di notizie distruttive, ma custodi della speranza.
A dare continuità a questo forte richiamo pastorale è l’insegnamento di Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica Humanitas. Il Pontefice evidenzia come l’eccesso di connessioni digitali e frammentazione rischi di soffocare l’umanità: “In un’era che favorisce la velocità e la frammentazione, la persona umana desidera ancora ricevere cura e riconoscimento da menti attente, parole gentili e mani capaci di tenerezza”. Per contrastare la violenza e la disgregazione sociale, Papa Leone XIV ci esorta a riscoprire la presenza fisica, la comunità e la vicinanza reale agli ultimi.
Come comunità ecclesiale , non possiamo restare spettatori indifferenti di un sistema che fa mercificazione del dolore. L’auspicio pastorale è che le nostre parrocchie e le nostre famiglie tornino a educare lo sguardo, cercando i segni del bene e della solidarietà silenziosa, che non fanno notizia ma costruiscono il Regno di Dio nel mondo.
Per spezzare la catena dell’assuefazione al male, lanciamo allora una provocazione concreta a tutti i fedeli: spegniamo la televisione per un giorno intero.
Smettiamo di regalare il nostro tempo e la nostra attenzione a chi pensa che si possa fare audience e profitto sulle disgrazie altrui. Un giorno di digiuno mediatico non è un semplice rifiuto della tecnologia, ma un atto di libertà. È il modo per mandare in tilt gli interessi economici di chi lucra sul pessimismo e sulla paura.
Quel digiuno che fa bene al corpo, all’anima, al cuore, al linguaggio: quante volte da ragazzo, da giovane scout, me ne sono nutrito! Quante volte durante gli anni di formazione in Seminario mi sono aggrappato a questa straordinaria forma di libertà. Ancora oggi, lo ripeto, e colgo la fatica in chi mi sta di fronte a vivere un coraggioso gesto; eppure la mia vocazione, la missione mia e di tanti confratelli è tutta lì: farci compagni di viaggio mostrando la preghiera e il Vangelo come le uniche strade che fanno l’uomo più uomo, i fratelli veramente fratelli, i battezzati veramente discepoli di Cristo, ossia uomini e donne che fanno la differenza.
Spegniamo gli schermi televisivi per riaccendere il dialogo, la preghiera in famiglia e l’ascolto vero di chi ci sta accanto.