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    Home»Attualità»Nobel per la pace a Navi Pillay: “La pace richiede giustizia”
    Attualità

    Nobel per la pace a Navi Pillay: “La pace richiede giustizia”

    Il Comitato norvegese premia la giurista sudafricana per il suo impegno nella difesa del diritto internazionale e nella lotta all’impunità per i crimini più gravi
    Redazione9 Ottobre 2026Nessun commento
    Oslo, 9 ottobre 2016: il presidente del Comitato norvegese per il Premio Nobel, Jorgen Watne Frydnes, mostra sul suo telefono una foto di Navanethem ‘Navi’ Pillay vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026. Foto AFP/SIR

    La giustizia, e non i rapporti di forza, come fondamento della pace: è questo il messaggio che attraversa la motivazione del premio Nobel per la pace 2026, assegnato a Navanethem “Navi” Pillay per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.

    Il Comitato norvegese per il Nobel riconosce alla giurista sudafricana di aver contribuito con “eccezionale coraggio e integrità a costruire un ordinamento giuridico globale più completo”.

    Un impegno che ha avuto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio vengano perseguiti. Un riconoscimento che va oltre la sua carriera: riguarda il futuro stesso dell’ordine internazionale e la possibilità di difendere la pace attraverso regole condivise e tribunali indipendenti.

    “La pace richiede giustizia”, afferma il Comitato: più che una semplice dichiarazione, è il cuore della motivazione. Una pace vera e duratura non può esistere se atrocità e crimini restano impuniti, se le vittime vengono abbandonate e private di tutela, se il diritto viene applicato in modo diverso a seconda di chi è l’accusato. La giustizia internazionale, in questa prospettiva, non è un corollario della diplomazia, ma una condizione essenziale della sicurezza collettiva.

    “Il sistema del diritto internazionale – si legge nel testo – è sottoposto a fortissime pressioni e le sue istituzioni sono sotto attacco”. A preoccupare è soprattutto “uno spostamento verso una politica basata sui rapporti di forza, a scapito dei quadri giuridici e del rispetto globale del diritto e della giustizia”.

    Una denuncia del pericolo di un ritorno a un mondo dominato dalla potenza militare, economica o politica, che finisce per prevalere sulle norme comuni e schiacciarle. “Le grandi potenze – prosegue il Comitato – hanno spesso eluso le proprie responsabilità”, facendo sì che i procedimenti internazionali producessero “risultati differenti a seconda di chi fosse l’autore del reato e di chi ne fosse la vittima”. Una disparità che ha minato, e mina tuttora, la credibilità del diritto e che rende indispensabile un rinnovato impegno per la sua applicazione universale.

    Dalla giustizia internazionale alla difesa delle vittime. Nata a Durban durante l’apartheid, in una famiglia di origine tamil indiana, Navi Pillay ha dedicato la carriera alla difesa dei diritti umani e alla lotta contro la discriminazione. Giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda ed ex alta commissaria Onu per i diritti umani, ha contribuito a riconoscere lo stupro e la violenza sessuale come possibili strumenti di genocidio e crimini contro l’umanità, rafforzando anche la responsabilità per l’istigazione al genocidio attraverso la propaganda. Un impegno che ha ampliato la capacità del diritto internazionale di perseguire i crimini e di garantire giustizia alle vittime.

    La forza del diritto contro il diritto della forza. Il Comitato ricorda che “lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, costituisce il fondamento della pace e della risoluzione non violenta dei conflitti, perché – sottolinea – un mondo privo dello Stato di diritto è ingiusto, irrazionale e disumano”. Con il Nobel a Navi Pillay il messaggio è chiaro: rafforzare le istituzioni internazionali e contrastare una politica di potenza che minaccia le regole comuni. La giustizia, dunque, è la condizione fondamentale della pace, perché “ogni volta che la forza prevale sul diritto – conclude il Comitato – vengono compromesse la stabilità, la fiducia e la convivenza pacifica”.

    Fonte SIR

    Oslo, 9 ottobre 2026: illustrazione scattata in data odierna e raffigurante Navanethem “Navi” Pillay, vincitore del Premio Nobel per la Pace 2026. Foto AFP/SIR

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