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    Home»Chiesa e Diocesi»“Eccellenza, dove ho trascorso l’inverno, farò anche l’estate”. Storia di una vocazione “perduta”
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    “Eccellenza, dove ho trascorso l’inverno, farò anche l’estate”. Storia di una vocazione “perduta”

    Redazione25 Giugno 2015Nessun commento

    Da Piedimonte Matese a Lanciano, don Valentino Santini festeggia i 50 anni di sacerdozio

    La Redazione – Sabato 27 giugno festeggerà 50 anni di sacerdozio, ma non sarà la terra dove è nato – Piedimonte Matese – a condividere con lui questo momento e questo traguardo. Sì, perché don Valentino Santini, nato il 15 maggio 1932 nell’antico quartiere di San Giovanni, ha studiato “da prete” non per esserlo in questa Diocesi.
    Procediamo con ordine.
    Don Valentino, nasce in una famiglia numerosa (8 tra fratelli, sorelle e genitori); cresce all’ombra del campanile della basilica di Santa Maria Maggiore, ma la chiamata al sacerdozio, per lui, non avviene in tenera età come accade invece per alcuni suoi amici come don Alfonso De’ Balsi, don Marcello Caravella, e il compianto don Pasquale Bisceglia (egli li ricorda tutti con grande affetto, e in particolare tra gli amici di allora il prof. Michele Malatesta, oggi a Roma, che è stato anche suo padrino di Cresima). Poco prima dei trent’anni la decisione di intraprendere gli studi e seguire la sua vocazione.
    Sarà proprio don Marcello Caravella ad accompagnarlo e sostenerlo in queste fase tanto entusiasmante quanto dolorosa della sua vita e fargli conoscere il Seminario di Benevento che avrebbe potuto accoglierlo per gli studi.
    Le cose però vanno diversamente da come Valentino sperava.
    L’allora Vescovo della Diocesi di Alife, Mons. Raffaele Pellecchia, sconsigliato da alcuni sacerdoti, non accoglie la richiesta del giovane: “In Diocesi non abbiamo bisogno di preti” gli dice.
    don Valentino SantiniUna vocazione adulta non vista di buon occhio senza un oggettivo e concreto motivo. Ma ciò che scalda il cuore di Valentino Santini è qualcosa che guarda oltre i limiti degli orizzonti umani; da qui la scelta di entrare nella Congregazione religiosa dei Frati Bigi (fondata da San Ludovico da Casoria) e poi gli studi in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Il sogno di essere sacerdote cresce, così come crescono le motivazioni e le occasioni per fare discernimento. A Roma, Valentino, incontra il vescovo Mons. Pacifico Perantoni, già Padre Generale dei frati Francescani Minori che è in attesa di trasferirsi alla sede arcivescovile di Lanciano-Ortona dopo alcuni anni da vescovo di Gerace-Locri. Nella Capitale il dialogo intenso tra i due si trasforma in una nuova possibilità per Valentino: Mons. Pietrantoni gli promette di accoglierlo nella sua nuova diocesi non appena si sarà stabilito a Lanciano. Accade tutto regolarmente: Valentino Santini, al secondo anno di studi in Teologia, lascia Roma per completare la sua formazione a Chieti e il 27 giugno del 1965, Mons. Perantoni lo ordina sacerdote insieme ad un altro giovane della diocesi di Lanciano e 7 frati francescani. La cerimonia religiosa si terrà a Verona, città d’origine del Vescovo. Di lì a qualche settimana, don Valentino Santini fa ritorno a Piedimonte Matese e si reca in Seminario per invitare il vescovo locale, ancora Mons. Pellecchia, alla sua prima messa solenne, che celebrerà nella sua città natale. Nell’occasione il Vescovo di Alife, in maniera del tutto inaspettata gli propone di tornare in Diocesi. “Ma io gli risposi – racconta ancora con fermezza e lucidità l’ormai anziano don Valentino – Eccellenza lì dove ho trascorso l’inverno, farò anche l’estate”. E così, prete per cinquant’anni in una nuova terra che da subito lo ha sentito come un figlio, don Valentino è stato parroco a Villa Romagnoli per 32 anni, con parentesi di servizio pastorale in altri luoghi; poi, raggiunta l’età del pensionamento (8 anni fa) è andato a vivere con i familiari, sempre in Abbruzzo. Forse una rigidità di troppo, o l’eccessivo scetticismo verso un giovane, non più giovane per quei tempi; o l’infondato parere che quella vocazione non avesse in sé fondamento, hanno portato lontano da noi il dono di un altro sacerdote che il Signore donava alla nostra Chiesa locale.
    Don Valentino, uomo di profonda fede e di valori antichi, porta nel cuore ancora oggi le parole di sua mamma che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita di prete, sì da motivarlo ad essere integro e vero nel lungo cammino percorso, e che lui oggi cita in dialetto, con chiaro accento abbruzzese: “S’a fa’ lu prete, fa’ lu prete, sennò meglio na freve maligna, accussì te chiagno na settimana e po’ m’acquieto”. Don Valentino celebrerà la messa in ricordo dei suoi 50 anni di Sacerdozio a Lanciano sabato; il 14 agosto invece sarà a Villa Romagnoli, presso la comunità dove ha trascorso gran parte della sua missione sacerdotale. La Diocesi di Alife-Caiazzo lo ricorderà nella preghiera, chiedendo al Signore per questa terra il dono di numerose altre vocazioni.

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