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Diocesi. “Il Signore premia coloro che si mettono insieme”, il divieto di Mons. Di Cerbo all’uso del “condizionale”

La sera del 1 maggio l'inaugurazione del cortile del palazzo vescovile e la benedizione della ceramica raffigurante l'Immacolata. Parola di speranza, incitamento alla collaborazione, ad osare grandi imprese sul modello di Maria

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Riconoscersi strumenti nelle mani del Signore al lavoro per la Chiesa, nella Chiesa.
In questa direzione ha condotto il suo messaggio Mons. Valentino Di Cerbo al termine della recita del Rosario, dopo la benedizione della ceramica apposta nel cortile dell’Episcopio appena restaurato, presentato alla comunità la sera del 1 maggio.
Richiamando il suo motto episcopale Fiducia mea est in te, il Vescovo ha motivato la scelta dell’immagine dell’Immacolata affinchè ispiri in questo luogo, centro della vita diocesana, uno stile che risponde alle attese di Dio e si compie nel “Sì” quotidiano, senza condizionali…
“Sono contento di aver messo nel cuore della vita della Diocesi il volto materno di Maria che ci rassicura e ci invita a guardare il Cielo, e ci dice che non facciamo male quando mettiamo in lei la nostra fiducia e impariamo da lei ad avere fiducia nei nostri fratelli, perchè anche questa è una lezione grande che Maria ci dà”.

Una serata vissuta con intensità ed emozione, passando in rassegna la storia antica del luogo e di quanti lo hanno abitato e in esso hanno impegnato forze e risorse personali come sacerdoti e vescovi; ma al contempo qualificandolo come spazio dove in tanti ancora oggi contribuiscono con il lavoro e l’impegno pastorale al bene della Chiesa locale: “i vescovi appongono gli stemmi, ma dietro di loro c’è una Chiesa che lavora…per la quale dobbiamo pregare”.
Momento di sintesi – come spesso accade nelle occasione in cui il Pastore parla alla sua comunità – per fare il punto e ripartire, per unire tra loro i tasselli di una storia che viene dal passato, vive il presente e guarda con speranza al futuro. Ed è proprio nella lettura del presente che Mons. Di Cerbo ha invitato a cogliere i segni della presenza di Maria in mezzo a questa Chiesa: il terremoto del 2013 e i danni provocati a ben 11 chiese con la necessaria chiusura dei principali luoghi di culto di Piedimonte Matese ed altri centri, la fatica di ottenere dalla Regione entro i tempi necessari i finanziamenti attesi, mentre a garanzia di tutto rimaneva il sostegno economico della Chiesa Italiana.

Nella fatica quotidiana di coniugare il lavoro pastorale, amministrativo e tecnico, la Diocesi di Alife-Caiazzo ha costruito la sua più recente storia, idealmente affidata alla Vergine cui si è scelto di “dedicare” questo spazio: “Quello che vedete inaugurato ci dice due cose: prima, che siamo un piccolo tratto della lunga storia di questa Diocesi, che continua e in cui dobbiamo porre il nostro piccolo atto di amore perchè sia una storia che doni speranza agli uomini e alle donne del territorio”, così Mons. Di Cerbo.
“Ma allo stesso rappresenta quello che insieme si è vissuto: abbiamo lavorato molto, abbiamo sofferto incomprensioni, ci siamo appassionati, abbiamo realizzato la Visita pastorale e il primo Sinodo, ci siamo fotografati con l’Annuario diocesano, abbiamo vissuto l’Anno della Parola, il 25esimo di fondazione della Diocesi, abbiamo studiato ed emanato le nuove Norme per l’Iniziazione Cristiana”.
Lettura a ritroso non solo di grandi eventi ma di vere e proprie esperienze protratte nel tempo, condivise, divenuti progetti pastorali duraturi e permanenti. Un divenire e uno stile di essere Chiesa che la sera del 1 maggio ha trovato nuovo impulso sempre nelle parole del Vescovo, nell’invito a “pregare per i preti di questa Diocesi, per i giovani diaconi che presto riceveranno l’ordinazione sacerdotale, e per il Vescovo che verrà dopo di me nella consapevolezza che questa è una storia bella in divenire e il nostro esserci non è subordinato al lavoro e alla disponibilità per questo o quel Pastore, ma per la Chiesa, come Gesù ha lavorato per essa”.

È stata una serata per includere tutti, per non dimenticare nessuno della grande famiglia diocesana con dei ringraziamenti particolari, legati al momento celebrativo: quello a don Alfonso Caso, responsabile dell’Ufficio tecnico diocesano “regista di questi lavori…”; poi alla comunità parrocchiale di Ave Gratia Plena e il parroco don Emilio Salvatore per aver animato e guidato la preghiera; in ultimo all’amico Elvio Sagnella, maestro ceramista della Bottega d’arte Giustiniani di San Lorenzello (BN) per aver realizzato la bellissima immagine dell’Immacolata, riproduzione della statua lignea settecentesca venerata nella chiesa di AGP in Piedimonte Matese, nel cui territorio parrocchiale ricade il palazzo vescovile.

Poi sguardo e pensiero sull’intera famiglia diocesana: “Il Signore premia coloro che si mettono insieme per realizzare cose grandi… Entrando in questo cortile dobbiamo pensare che abbiamo fatto il nostro dovere ma soprattutto abbiamo condiviso la gioia del lavoro insieme. La gioia di avere operato non al condizionale, non secondo ipotesi, ma al presente. Un “condizionale” che non solo nella chiesa locale, ma anche sul territorio e le sue strutture civiche fa gravare il peso di rassegnazioni e rimpianti”.
Slancio poi a fare ed osare, ad essere come Maria le persone del ‘Si può, perchè il Signore è con noi’.  Si può – ha ribadito il Vescovo – perchè se ci appassioniamo e alimentiamo nel nostro cuore la passione di Gesù, allora possiamo fare cose grandi”.

Una preghiera e una richiesta finali: l’affidamento alla Vergine dei lavori sinodali che iniziavano un anno fa e hanno portato la Diocesi di Alife-Caiazzo a scegliere nuove strade nello stile di annunciare la Parola di Dio, di celebrarla, nella Carità, nella partecipazione e nel coinvolgimenti dei laici, nella gestione e tutela delle risorse locali.

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