
Chiedere scusa per non essere stati missionari abbastanza: si è aperta così la Veglia di preghiera delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca organizzata dagli Uffici Missionari la sera del 30 ottobre nella Cattedrale di Alife.
Fare i conti con omissioni ed ostacoli anteposti al Vangelo che chiede giustizia per gli oppressi; verità; sostegno per quelle popolazioni e quei fratelli scartati, privati dei diritti e di terre, di sogni e di futuro. Fare i conti con il proprio impegno di battezzati perché – lo ricordato più volte il vescovo Giacomo Cirulli durante la preghiera – “se siamo battezzati siamo anche missionari: è quello il nostro primo impegno, andare, annunciare, portare Cristo, rendere concreta la speranza, edificare la gioia dei fratelli”.
“Uno in Cristo, uniti nella missione” la traccia che ha guidato il mese di ottobre, tempo di preghiera e di impegno per le opere missionarie della Chiesa Cattolica.
Uniti nell’impegno per generare fraternità, tra gli uomini di diverse razze e religioni, di etnie e provenienza: questo il messaggio delle testimonianze offerte nella serata alifana, tra il canto e la preghiera, tra i segni e il silenzio, da padre Filippo Ivardi, religioso comboniano in missione tra Castelvolturno e Pescopagano, e personalmente dal vescovo Giacomo Cirulli. Ma “uniti nella missione” è stato anche il gesto di saluto e di benvenuto offerto ai nuovi religiosi di altri continenti presenti da quest’anno nelle tre Diocesi guidate dal vescovo Cirulli: “grazie alla loro presenza, alla loro generosa disponibilità, il cammino pastorale delle nostre Chiese può guardare avanti”. E non è la prima volta che il Pastore richiama all’attenzione dei fedeli il valore della presenza di religiosi e religiose di altra nazionalità.
La testimonianza di padre Filippo: parole che dicono la gioia di una vocazione che è tutta nella missione, che è uscire da se stessi per trovare Dio nei fratelli lontani perchè di un’altra Nazione, e lontani perchè invisibili al cuore. Un’esperienza decennale in Ciad, lo Stato centrafricano che oggi conta quasi 18milioni di abitanti, diffuse povertà e corruzione e ospita un milione di rifugiati provenienti dal vicino Sudan.

Ha raccontato di aver vissuto anni complessi ma continuamente segnati dalla grazia di Dio: il dialogo con i fratelli musulmani (che costituiscono il 54% della popolazione), il mutuo aiuto tra cristiani e tra religioni differenti, la vivacità di una Chiesa giovane – si tratta di Diocesi nate dopo il Concilio Vaticano II, ha spiegato -, il valore del tempo dedicato alla formazione spirituale, alla preghiera. Poi un’altra missione, quella a Castelvolturno e nel vicino centro di Pescopagano (abitato quasi esclusivamente da migranti) nella Diocesi di Sessa Aurunca, dove il vescovo Giacomo Cirulli ha voluto la presenza dei Comboniani.
“Anche Castelvolturno è una periferia; anche quella è terra di missione e luogo in cui si incontra Dio nel fratello ferito che ha viaggiato, che è vittima di fame e violenza, che è scappato per una vita migliore”, ha spiegato. E la missione anche in Campania si è rivelata esperienza di incontro con l’abbraccio di Dio attraverso gli sguardi e gli abbracci di uomini e donne “ultimi” e “schiavi” desiderosi di amore, semplicemente di amore.
Per il Vescovo Giacomo, preghiera e missione si corrispondono, sono il primo impegno di fedeltà al Vangelo: la sua testimonianza ha ricordato i segni che insieme compiono le tre Diocesi da lui guidate, nell’accogliere e sostenere gli studi di seminaristi provenienti dal continente africano: “faranno ritorno nelle loro Diocesi di origine, ma in questo momento sono affidati alla nostra cura”, ha spiegato il Pastore. Una vicinanza che assume le sembianze della famiglia accogliente, che abbraccia, che fa sentire tutti figli e che recentemente si è manifestata “nella condivisione di un grave dolore”, ha spiegato Cirulli. “In quel momento – toccato così da vicino – ho compreso il peso e il dolore della guerra, quando è giunta la notizia della morte di un fratello e di un cugino del giovane seminarista sudanese”.
Ha poi citato il sostegno alla missione di Pescopagano che necessita di aiuti sanitari, economici, socioculturali e l’impegno per strutturare un poliambulatorio; la recente adesione alla manifestazione contro i Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) a Castelvolturno, insieme ad altri sette vescovi campani, associazioni, sigle sindacali e cittadini “per esprimere liberamente un no, il nostro no, a forme di prigionia che feriscono ogni dignità”. “Se siamo chiamati al sostegno economico delle missioni nei Paesi lontani, non siamo esclusi dall’impegno missionario nella nostra terra, attenti al grido di ogni fratello venuto a bussare alle nostre porte, perché siamo un’unica umanità”.
Richiamando Papa Francesco e i medesimi contenuti di Papa Leone, il Vescovo ha ricordato il tema della globalizzazione dell’indifferenza “che ci rende stanchi di tutto, indifferenti a tutto, perfino inospitali”. “Eppure – ha proseguito – sono loro, questi nostri fratelli e sorelle ad aiutare il nostro Paese ad andare avanti e a crescere”.
Mons. Cirulli ha accolto, simbolicamente con il dono di una candela, i nuovi religiosi di origine straniera presenti nella Diocesi di Alife-Caiazzo; ma nella preghiera dell’assemblea hanno risuonato i nomi dei numerosissimi religiosi provenienti dai continenti africano, asiatico e sudamericano presenti nelle Diocesi di Teano-Calvi e di Sessa Aurunca. “Vi diciamo grazie”, le parole del Presule; “dobbiamo molto alla loro presenza che garantisce la continuità della vita pastorale delle nostre Chiese locali”.
Al termine della Veglia, il dono di un “santino” per ogni partecipante e l’impegno a pregare per un continente associato, perché non c’è angolo del mondo che non debba essere raggiunto dalla preghiera dei battezzati.




