
Raffaele Sardo* – Il corteo è passato, l’appalto è stato aggiudicato, e il Centro di permanenza per il rimpatrio di Castel Volturno ha ormai un calendario. Da qui in avanti ognuna delle anime che ha riempito la Domiziana il 24 ottobre ha una mossa diversa da fare, e qualcosa da chiedere alle altre.
La Chiesa ha il destinatario più preciso. «A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr», ha detto il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, che ha promosso la mobilitazione, ripete la formula con cui l’ha lanciata:
«No al Cpr, né a Castel Volturno né altrove, faremo un’ostinata resistenza».


Al Centro Fernandes, dove hanno sede la parrocchia di Santa Maria dell’Aiuto, i religiosi comboniani, le suore e i volontari che da trent’anni lavorano con i migranti del litorale, l’attesa è che quel lavoro venga riconosciuto. E sulla scelta del luogo: «Dicono che vogliono fare il Cpr qui a Castel Volturno a chilometro zero, come se i migranti fossero pomodori». Dice il direttore Antonio Casale.
Quell’immagine la smonta chi in quei centri entra per legge. Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti, avverte che nel Cpr di Castel Volturno non finiranno i migranti di Castel Volturno: «In quei centri si arriva da tutta Italia e da lì si viene trasferiti altrove». Non sarà un carcere a chilometro zero, e non sarà nemmeno un carcere: la Corte costituzionale ha rilevato «una disparità di trattamento rispetto ai detenuti in carcere, che hanno le garanzie dell’ordinamento penitenziario». La sua richiesta: «Servono avvocati che denuncino lo Stato italiano per non rispettare le sentenze della Corte costituzionale e il diritto europeo».
La Regione risponde sugli atti e sui soldi. Il presidente Roberto Fico annuncia il ricorso contro la realizzazione del centro, «ci opporremo con tutti i mezzi, anche con i ricorsi al tribunale». L’assessore regionale Andrea Morniroli indica l’alternativa: «La vera sicurezza non si costruisce con i Cpr e con la repressione, ma riempiendo questi luoghi di spazi e di servizi».
Il sindacato chiede alla Regione di tenere la posizione. «Non potete spendere 43 milioni in queste condizioni, con questa realtà», dice il segretario della Cgil campana Nicola Ricci. E aggiunge: «Qui gioca un ruolo importante il presidente Fico».
Dai movimenti la richiesta è che nessuno si fermi alle dichiarazioni. «Questa manifestazione è l’inizio», dice Gianpaolo Mosca del Comitato No Cpr: «L’obiettivo è incidere sull’agenda politica di chi si candida alle prossime elezioni». Per Mimma D’Amico, del Centro sociale ex Canapificio di Caserta, l’alleanza va tenuta insieme: «Continueremo a collaborare con istituzioni, associazioni e cittadini».
Nel corteo che ha visto sfilare più di diecimila persone il 24 ottobre scorso, c’erano i volti di chi su questo litorale lavora. I cingalesi, segnati dalla fatica e dal sole che d’estate picchia sulle stalle delle bufale. Gli indiani, arrivati con la delegazione della Flai Cgil, il sindacato dei lavoratori dell’agricoltura. E le comunità nigeriana e ghanese del posto. La loro richiesta viene da più lontano del cantiere, e l’ha portata un rappresentante di Refugee City: «L’Italia e l’Unione europea smettano di finanziare le agenzie libiche e tunisine, e smettano di essere complici di questo sistema di tortura e morte».
Poi i ragazzi: volti colorati, bianchi e neri uno accanto all’altro, cartelli disegnati a mano. Lo stesso mondo che a Castel Volturno convive da anni dentro le sue contraddizioni, per un pomeriggio tutto insieme sulla Domiziana.
L’appalto, intanto, è già assegnato. Invitalia lo ha aggiudicato per conto del ministero dell’Interno il 20 ottobre, quattro giorni prima della marcia: dei 43,3 milioni a base d’asta il contratto ne vale 31,4, con un ribasso del venticinque per cento sui lavori, e comprende sia la progettazione esecutiva sia l’esecuzione. Sulle diciannove offerte arrivate ha prevalso il consorzio stabile Conpat, di Roma, che ha indicato come esecutrice la Ge.Di. Group di Altamura. Ma a costruire il centro sarà in buona parte la provincia di Caserta: casertane sono le due società di ingegneria del raggruppamento, Suburbia.Mode e Campagnuolo & Associati, che hanno sede legale nella stessa strada, via San Carlo, e casertani sono i due professionisti incaricati, l’ingegnere Onofrio Dennetta, che ha studio in città, e l’architetta Rosamaria De Pietro, di Santa Maria a Vico. Napoletano è lo studio di architettura Alberto Izzo & Partners, di Scafati la Geomed, che curerà i rilievi geologici.
È il punto su cui Morniroli chiama in causa le imprese: «In questa gara hanno partecipato anche soggetti napoletani, campani, casertani. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: c’è chi dice no a questa inciviltà e c’è chi, per il profitto, magari sta partecipando».
Restano le scadenze. Se i termini contrattuali saranno rispettati il centro, che ospiterà centoventi persone, sarà pronto entro la fine del 2028. È su quel calendario che il ricorso della Regione può incidere. «Vogliamo a tutti i costi impedire che venga costruito uno scempio sul litorale casertano» dicono dal comitato NO Cpr. Stremo a vedere.

*Raffaele Sardo, figura di riferimento in Campania nella lotta alla criminalità organizzata; attualmente firma di Repubblica, ma al suo attivo numerose le collaborazioni con “l’Unità”, “La Voce” di Indro Montanelli, “Il Manifesto”, “ilfattoquotidiano.it” e con il programma TV “Anno Zero” di Michele Santoro. Autore di numerosi libri dedicati al tema della legalità e della giustizia sociale: Nogaro. Un vescovo di frontiera (Alfredo Guida editore, 1997); È marzo, la primavera sta per arrivare (Edizioni Università per la legalità & lo sviluppo, 2004); Al di là della notte (Pironti, 2010); La Bestia. Camorra. Storie di delitti, vittime e complici (Melampo, 2008), Come nuvole nere. Vittime e innocenti (Melampo, 2013); Don Peppe Diana. Un martire in terra di camorra (Di Girolamo, 2015); La sedia vuota (Iod, 2018); Giancarlo Siani, il ragazzo che amava la vita (Iod, 2018); Pasquale Miele, l’imprenditore affascinante (Iod, 2019); Luigi Ciaburro, il maresciallo che difendeva la città (Iod, 2020); Cuori spenti, Storie di Vittime innocenti (Guida editori – 2022); Maurizio Estate, Il ragazzo col sorriso (Guida editori – 2023); Per rabbia e per amore. Le impronte dei passi don Peppe Diana (Guida editore – 2023). Ha curato il volume Nell’Inferno della Domiziana (Associazione Jerry Essan Masslo, 2002). Il 23 settembre 2019 gli è stato conferito il premio “Giancarlo Siani”.