Home Territorio Sorridere nonostante tutto. Antonio “Disparo” ci ha insegnato a farlo

Sorridere nonostante tutto. Antonio “Disparo” ci ha insegnato a farlo

Ricorre il 26 giugno l'anniversario della morte di Antonio Pompeo Marrone di Piana di Monte Verna, conosciuto come "Disparo", prima della prematura morte, autore di un intenso diario e di alcuni dipinti. Lo ricorda la sua ex insegnante, Ilaria, in una riflessione che tocca l'oggi di ciascuno di noi "disparo" di fronte alla tragedia del Covid19

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Ilaria Cervo – “Il coraggio di sorridere”….Recita così il sottotitolo del diario di Antonio Pompeo Marrone, “Chiamatemi disparo”.
Il coraggio di sorridere che ha avuto Antonio per tutta la sua vita, nonostante le innumerevoli difficoltà che quotidianamente si trovava ad affrontare.
Pensando a lui, alla sua caparbietà, alla sua fiducia nel domani, quel coraggio nel sorridere noi abbiamo il dovere di farlo nostro e di tenercelo stretto. Noi che siamo stati attraversati dalla paura del virus invisibile, che ci ha resi, a nostra insaputa, tutti “dispari”, costringendoci, nostro malgrado, a fare i conti con la nostra unicità e la nostra solitudine…Noi che, impreparati, ci siamo trovati tutti a fare i conti con il nostro “regalo rotto”: la nostra vita stravolta e da rivedere e ricostruire con modalità diverse e che spesso ci vanno strette e ci sembrano (e sono) innaturali… Noi che abbiamo improvvisamente  compreso l’importanza della socialità, del diritto ad abbracciarsi, a stringersi le mani.
Noi adesso possiamo capire meglio cosa può significare, un mattino, ritrovarsi di fronte all’inatteso che sgretola ogni certezza e ti impone di ricomporre i pezzi inventando la forma man mano che proviamo ad incollare i cocci …La sensazione inimmaginabile di un genitore di fronte all’insondabile. E l’esempio inconsapevole e determinante di quel figlio che ad un certo punto ringrazia questa vita “rotta” perché è grazie a questa vita “dispara” lui è adesso la persona matura che sa di essere….

Disparo, nel murales realizzato su una parete esterna dell’Istituto d’arte di San Leuci dall’artista Antonio Lanna

 Storia di sogni e di malattia. Antonio, 17 anni 
“Chiamatemi Disparo. Il Coraggio di sorridere”
è il diario di un ragazzo di 17 anni che, al pari di tutti i suoi coetanei, si racconta, sulle pagine bianche di un quaderno.
Quello di Antonio è “semplicemente” il diario di un adolescente, con i desideri di un adolescente, con i sogni di un adolescente, i bisogni di un adolescente…
Ma in Antonio i desideri, i sogni e i bisogni sono amplificati, filtrati e arricchiti dalla consapevolezza di essere “Disparo”. Lui è come tutti gli altri ma possiede qualcosa in più: la capacità, indotta sicuramente dalla severità della malattia, di sentire le cose diversamente, di vedere le cose con altri occhi, di percepire la vita in tutta la sua profondità e in tutto il suo essere effimera…destinata a finire presto.

Sogna in grande Antonio, sogna di diventare famoso, di viaggiare in tutto il mondo a fare mostre con i suoi dipinti; spera che le cure lo aiutino a diventare solo un po’ più alto…quanto basta perché la ragazza che gli piace lo guardi con occhi nuovi e lo baci, come succede a tutti i ragazzi della sua età.

Antonio guarda lontano, ma ha fretta, è impaziente, non può aspettare di crescere per diventare famoso. Lui sa che tutto, all’improvviso, può finire, come è successo a tanti suoi amici di ospedale che lui, Antonio, ha visto morire giovani e si chiede perché. Quel perché lacerante al quale mai nessuno, nemmeno Dio, saprà mai dare una risposta convincente.

Antonio nella recita di fine anno di classe quinta aveva interpretato il Piccolo Principe che incontra il geografo…. Un geografo pigro, seduto alla sua scrivania in attesa di esploratori che gli portino notizie dal mondo che sta fuori. Un geografo che non conosce di persona il mondo che poi però disegna e descrive sei suoi libroni, tant’è che il Piccolo Principe gli dice ad un certo punto: “Ma che razza di geografo sei?”.
In realtà questo personaggio che si occupa di cose eterne come le montagne e i mari, rivelerà al nostro protagonista la vera essenza della sua Rosa: essa è un fiore e in quanto tale è effimero, dura poco, come tutte le cose belle, e ha bisogno delle cure del suo amico!

Antonio e il Paradiso
La sera del 26 giugno del 2017, alla tragica notizia della sua morte, ritornai con il cuore a quella sera del 2013 (ndr una serata dedicata ai disegni di Antonio e al Piccolo Principe) e solo in quel momento mi resi conto di quanto il legame tra Antonio e il Piccolo Principe, e in particolare con quella scena che aveva interpretato, fosse più profondo e unico di quanto già non fosse chiaro.
Antonio era, ahimé, quel fiore effimero destinato a durare poco, come tutte le cose belle, e che, con i suoi stratagemmi e piccole furbizie, cercava la protezione e le cure di chi gli viveva accanto. Ma era, Antonio, anche il Piccolo Principe che ha cura della sua rosa
La sua rosa: la sua “disparità fisica” che, come la rosa del Piccolo Principe, lo feriva, lo faceva soffrire, ma al tempo stesso lo faceva sentire unico, un essere speciale innamorato della vita e innamorato del suo Cristo con le gambe monche.

Il volume “Chiamatemi disparo” raccoglie e consegna al presente e alla storia, insieme a molti dei suoi disegni, il diario di Antonio: pensieri, cronaca, riflessioni, sogni e anche qualche canzone, il tutto scritto nell’arco di due anni circa. Un diario non sempre sistematico. Spesso trascorrono mesi tra un appunto e l’altro. Ogni volta che scrive indica, oltre al giorno, anche l’ora e i minuti in cui comincia a scrivere. Un diario che si interrompe per sempre il 20 gennaio 2017 con queste parole:
Chi va in paravis è fortunato
pcché almene Dij
o vis l’hanno incontrato”.

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