
A luglio 2013 nel cinquantesimo anniversario della morte del vescovo di Caiazzo Nicola Maria Di Girolamo, la Diocesi di Alife-Caiazzo dedicava un’ampia riflessione sulla sua missione pastorale durata ben 41 anni (mentre nella vicina Diocesi di Alife si alternavano 5 vescovi). In quella occasione fu il professore Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa a tracciare un attento e aggiornato profilo biografico senza esitare a lanciare una proposta: l’intitolazione di una strada a quel Vescovo in ognuno dei comuni dell’ex Diocesi caiatina. Il motivo era senza dubbio nella memoria che si aveva e ancora oggi si ha di lui per la passione con cui guidò la piccola chiesa incidendo non poco anche sul contesto sociale del tempo. La storia personale del vescovo Di Girolamo si incrociò con quella di un popolo coinvolto nell’avvento del fascismo, della guerra in Abissinia, della Seconda guerra mondiale, dell’occupazione nazista che anche nella piccola Caiazzo portò morte e dolore, della ricostruzione post-bellica e l’alba della ripresa economia in Italia. L’appello di Tanzarella è rimasto lì perché spesso (e a causa di chi resta) la Storia rimane sulle pagine, con il rischio che il presente si impoverisca di stimoli che illustri e brillanti uomini e donne ancora oggi possono suggerire. La forza degli ideali, l’atteggiamento propositivo e profetico sono solo alcuni segni che ancora fanno bene e fanno dire che la santità che emerge dal quotidiano è frutto di scelte libere, sincere, commisurate al Vangelo, ieri come oggi. Riproponiamo l’approfondimento del prof. Tanzarella per ripercorrere tappe e tempi della storia locale.

“Vescovo di Caiazzo – Jesus Caiazzo lì 8 Gen. 1963.
Nel pieno possesso delle mie facoltà spirituali lascio quanto comunque mi appartiene nell’ora della morte alla diocesi che la divina Provvidenza si degnò di affidarmi e governare per oltre quarant’anni […].
+ N.M. Di Girolamo, Vescovo di Caiazzo”.
Mi appare come queste poche parole restituiscano l’uomo, il prete e il vescovo nella sua reale grandezza. Realmente povero ed esclusivamente impegnato per la Chiesa senza alcun tornaconto personale, lasciò tutto quello di cui aveva fruito nella vita, come pellegrino di passaggio, alla diocesi che fu il centro della sua esistenza e delle proprie cure.
E’ poi certo sorprendente leggere nei Vota – presentati per il Concilio Vaticano II – che il Di Girolamo ormai quasi ottantenne mostri una attenzione al dialogo interreligioso che allo stesso Concilio troverà forti resistenze per affermarsi: «Al Concilio Ecumenico siano invitati come “spettatori” e uditori le guide spirituali dei maomettani. I seguaci di Maometto, come ritengono famosissimi scrittori cattolici, sono molto più vicini alla fede cattolica di quanto la gente possa credere». Basterebbe già quanto qui richiamato per comprendere l’urgenza di cominciare a studiare la figura di Di Girolamo e il suo episcopato mentre alle comunità civili occorre chiedere un gesto riparazione alla disattenzione di questi decenni: tutti i comuni dell’antica diocesi di Caiazzo dovrebbero sentirsi impegnati in occasione di questo cinquantenario dalla morte a dedicare da subito una strada alla memoria di questo vescovo così lontano dal modello di vescovo principe e così umilmente compreso nel ministero di vescovo pastore: padre, maestro e fratello del popolo della Piana di Caiazzo.
Fonte Clarus 5 luglio 2013