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Da Sant’Angelo d’Alife a L’Aquila per la Perdonanza celestiniana. Saldo il legame fra le due comunità in nome di San Celestino V

Dal 2008 il gemellaggio tra il borgo del Matese e la capitale d'Abruzzo in nome di Celestino V, il papa del "gran rifiuto" nato nel Castrum di Rupecanina

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In foto il sindaco de L’Aquila Pierluigi Bioni, il consigliere di Sant’Angelo d’Alife Angelo Rossolino; don Mario Rega (a sinistra); don Armando Visone (a destra)

Sant’Angelo d’Alife tiene l’impegno con la città de L’Aquila e anche quest’anno in occasione della Perdonanza celestiniana una rappresentanza del Matese non è mancata all’appuntamento che celebra a fa rivivere lo speciale perdono istituito da Papa Celestino V nel 1294 per i fedeli in pellegrinaggio alla Basilica di Collemaggio. Impegno che la comunità santangiolese mantiene dal 2008 quando – in nome di Pietro da Morrone (Celestino V) – le due comunità firmarono il gemellaggio sulla scorta degli studi che fanno risalire i natali del Papa del gran rifiuto nel Castrum di Rupecanina (oggi l’area del Castello è nel comune di Sant’Angelo d’Alife; poco distante sorge il centro di Raviscanina). Un gemellaggio che all’indomani del terremoto che colpiva L’Aquila nel 2009, vedeva il comune di Sant’Angelo coinvolto nel sostegno morale e materiale alla locale popolazione e mai venuto meno.

Quest’anno a rappresentare il piccolo paese del Matese, il Consigliere comunale Angelo Rossolino (accompagnato da una rappresentanza di concittadini) che, delegato dal sindaco Michele Caporaso, ha indossato la fascia tricolore nel corteo delle autorità durante i festeggiamenti a Collemaggio. È stato lui quest’anno a prendere la parola e confermare – in nome del legame comune con San Celestino V – il sentimento di profonda fraternità e rispetto tra le due comunità, mai venuto meno e onorato puntualmente con la partecipazione in occasione di un momento così importante per la città capoluogo d’Abruzzo. Da credente, portando con sé l’esperienza di cattolico oggi impegnato in politica (Rossolino viene dall’impegno in Azione Cattolica), le sue parole hanno toccato il tema dell’impegno per il bene comune e ancor di più della condivisione dei beni comuni per la crescita collettiva, nel rispetto della Storia e delle tradizioni: “diversità e radici sono ricchezza da scambiarsi e ricchezza da distribuirsi generosamente. Così continui ad essere per Sant’Angelo e L’Aquila”, questo il suo pensiero.
Come sempre presente alla solenne cerimonia, il parroco di Santa Maria della Valle, la parrocchia di Sant’Angelo, don Mario Rega che ha visto nascere e coltivato sul territorio santangiolese questo ritrovato culto per Celestino che accompagna ormai la vita di fede della comunità locale in maniera ben più solida; con lui alla cerimonia di Collemaggio il sacerdote nativo del borgo matesino don Armando Visone.

Il Messaggio di Celestino V
Riflettendo sul tema della Perdonanza, lo sguardo dell’arcivescovo de L’Aquila card. Giuseppe Petrocchi in una delle Celebrazioni in programma nei giorni scorsi, si è posato sulla figura di Celestino V, definito “uomo di solida intelligenza teologale”, cioè illuminata dalla fede, dalla carità e dalla speranza e dotato pure di una robusta intelligenza pratica, che lo rendeva competente nel risolvere difficoltà concrete e nel guidare la comunità da lui suscitata. Non aveva grande familiarità con assetti e frequentazioni curiali”. “Celestino è stato ‘uomo di frontiera’: un monaco eremita ma anche un credente attento al mondo che lo circondava; uomo dalle ‘scelte ardite’, poggiate sulla radicale fiducia nella Provvidenza”.
“Un profeta credibile perché autentico testimone del Vangelo”, come sottolineato, nella sua visita a L’Aquila nell’agosto 2022, da Papa Francesco. “Celestino V è il Papa che ha donato la Perdonanza alla Chiesa e al mondo. Proprio perché aveva fatto esperienza della miseria umana e della misericordia divina ha compreso la centrale importanza di aprire a tutti e a ciascuno la Porta Santa dell’Indulgenza, nella carità del Signore Crocifisso e Risorto”. Da qui, per il card. Petrocchi, la vera devozione a Celestino V “sta nel seguire la sua dottrina e il suo esempio: infatti ‘venerare’ fa sempre rima con ‘imitare’. La lezione di Pietro da Morrone resta attuale, perché animata dallo Spirito di verità e di comunione”.

Sulla Perdonanza celestiniana, CLICCA QUI

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