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Caiazzo / Macerata Campania. “Conformiamoci a Gesù Cristo sull’esempio di Santo Stefano Menicillo”, così il vescovo Cirulli

Al termine del pellegrinaggio a Macerata Campania, domenica 15 ottobre le reliquie di Santo Stefano Menicillo Vescovo hanno fatto ritorno nella Basilica Concattedrale di Caiazzo

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Le reliquie di Santo Stefano Menicillo fanno ritorno a Caiazzo (15 ottobre 2023). Foto Rossano Orchitano

Giovanna Corsale – “Ho osservato questo popolo…”. La bellezza del verbo “osservare” spinge a riflettere sul fatto che “Dio è attento a noi, alla nostra vita”. Da queste parole del Libro dell’Esodo mons. Giacomo Cirulli prende spunto per l’omelia tenuta in occasione della Celebrazione Eucaristica di venerdì 13 ottobre presso l’Abbazia parrocchiale di San Martino Vescovo in Macerata Campania, luogo di origine di Santo Stefano Menicillo (quest’anno si celebra il Millenario della morte) che ha ospitato le sue reliquie per una settimana. Numerosi i fedeli che hanno preso parte alla funzione liturgica presieduta dal Vescovo, affiancato da don Rosario Ventrigliadon Domenico Piccirillo e don Antonio Di Lorenzo, rispettivamente alla guida delle parrocchie di San Martino, San Marcello Martire Caturano di Macerata e Maria SS.ma Assunta Basilica Concattedrale in Caiazzo.

La presenza del Signore nella nostra vita è consolante, perché ci porta a capire “che non siamo mai abbandonati a noi stessi, alle vicissitudini quotidiane, né nelle gioie né nelle sofferenze”. Eppure, nel suo continuo osservare l’uomo, Dio s’imbatte in atteggiamenti di arroganza ed egoismo dai quali scaturiscono azioni che esprimono l’inclinazione umana al male, “come dimostrano le guerre che sconvolgono il mondo”, prosegue il Pastore. Tuttavia, la manifestazione del male più eloquente è la tentazione non a riconoscere la nostra somiglianza al Signore, proprio come gli Ebrei “si sono creati un dio a immagine loro – identificato nel vitello d’oro – così anche in noi è ricorrente la tentazione a farci a nostra somiglianza”, ad utilizzare l’umano come metro esclusivo del pensare e dell’agire propri.

“Questa infedeltà dimostrata dal popolo ebraico nel sostituire il Dio di Mosè, Isacco e Giacobbe con un vitello d’oro prezioso, costituisce un momento importante della storia della salvezza”, travisando l’assoluto punto di riferimento per il credente ossia “l’unico Dio, l’unica Parola che ne illumina il cammino: “Siamo suoi discepoli e come tale non abbiamo bisogno di ideologie né di filosofie, perché ciò che annunciamo, proprio come Santo Stefano Menicillo, è Cristo Crocifisso, l’unica nostra voce, pur essendo difficile a causa della nostra presunzione, del nostro orgoglio, dei nostri piaceri, ma è meraviglioso seguire il Crocifisso”. Quello che i Giudei consideravano uno scandalo, ossia “un dio messo in croce, un dio fragile“, rappresenta al contrario qualcosa di straordinario, “una vita donata per l’umanità, lo sprone a seguire il Crocifisso: non vivete di surrogati di me, ma vivete di me, vi ho donato lo Spirito Santo e Lui farà tutto il resto”. Mons. Cirulli chiude il suo intervento elevando a Santo Stefano Menicillo la preghiera affinché “possiamo essere in grado di conformarci sempre più a Gesù Cristo“.

Nella giornata di ieri, domenica 15 ottobre, l’urna contenente i resti del corpo di Santo Stefano Menicillo ha fatto ritorno a Caiazzo dove è stata accompagnata in processione nella Basilica Concattedrale, al termine di una settimana profondamente vissuta dalle due comunità, le quali, nonostante la distanza fisica, sono legate in modo viscerale dal culto del Santo e nelle quali la Sua missione evangelizzatrice ha profuso semi di una fede sempre accesa.

 

 

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