Noemi Riccitelli – L’horror per antonomasia: il mito di un uomo-non uomo che ha bisogno del sangue altrui per sopravvivere e continuare a rigenerarsi e a fare proseliti.
Vampiri, creature affascinanti che hanno popolato l’immaginario collettivo a partire dal classico Dracula dello scrittore irlandese Bram Stoker.
Il cinema ha più volte rielaborato l’intreccio letterario, esaltando la tradizione di un genere affascinante e misterioso, dando sostanza a personaggi ed eventi conturbanti: tra tutti, il Dracula di Bram Stoker, regia di Francis Ford Coppola, nel 1992.

33 anni dopo, il regista francese Luc Besson propone la sua nuova versione del conte vampiro, mettendo al centro della sua ispirazione l’amore, la passione.
Al cinema dal 29 ottobre, Dracula. L’amore perduto (Dracula: A Love Tale) è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, protagonisti Caleb Landry Jones, Zoë Bleu, Matilda De Angelis e Christoph Waltz.
Il conte Dracula (Caleb Landry Jones) e sua moglie Elisabeta (Zoë Bleu) si amano profondamente, vivendo una relazione unica e complice nel loro castello in Transilvania.
Ad interrompere l’idillio, la richiesta al conte di combattere in nome di Dio e della cristianità, per fermare l’avanzata dei musulmani in Occidente.
Tuttavia, Elisabeta muore nel corso di un’imboscata di quest’ultimi e il conte, disperato, deluso perché Dio ha permesso ciò, lo rinnega e maledice, condannandosi ad un destino crudele.
Il sottotitolo che Besson ha scelto, racchiude il senso e il fine di questo film: una storia d’amore.
Il regista francese prende spunto dalla storia di Stoker, ambientandola tra la Romania del Basso Medioevo, il tempo e lo spazio cui Dracula appartiene, e nella Francia di fine ‘800, dove 400 anni dopo il protagonista ricompare.
E se Besson rimane fedele al genere horror (unendolo al fantasy), non lesinando dettagli e sequenze che si rifanno a quelle caratteristiche, come l’oscura lotta tra il sacro e il diabolico, che costituiscono la vena inquietante propria della storia originaria, accanto a questo, egli rappresenta un legame d’amore viscerale, intenso e conturbante, che commuove e destabilizza.

I due protagonisti, Caleb Landry Jones e Zoë Bleu, sono due perfette metà, dall’intesa bruciante: con interpretazioni fini e la capacità vivida di comunicare con lo sguardo e coinvolgere lo spettatore nel loro tormentato sentimento.
Landry Jones, alla seconda collaborazione con Besson dopo il bellissimo Dogman, è un amante disperato e dilaniato, che sa essere insieme tenero e spietato, dall’allure spiazzante.
Zoë Bleu è raffinata e sensuale, e che dire di Matilda De Angelis, in un ruolo istrionico, che dimostra un talento già maturo e versatile, e poi Christoph Waltz, in un profilo forse modesto e già visto, ma non per questo meno incisivo: tra un sorriso sornione e l’altro, è a lui che viene affidata forse la sequenza più significativa insieme al conte.

La fotografia (di Colin Wandersman) e le musiche (di Danny Elfman) arricchiscono e ingentiliscono una pellicola sicuramente più “pop” rispetto alla linea grave ed elegante del predecessore Coppola, infatti, in alcuni momenti si risente di qualche eccesso di troppo.
La verità è che l’attenzione dello spettatore è concentrata sui due protagonisti per tutto il tempo previsto: la loro reciproca passione, appassiona a sua volta, non se ne può fare a meno.
Un trionfo di amore in cui vita e morte si danno la mano, non c’è soluzione, se non quella struggente di continuare a desiderarsi, infinitamente, fino a consumarsi.
Luc Besson probabilmente non fa la sua migliore prova di cinema, ma Dracula: A love tale riesce nel puro fine di intrattenere e proporre la romantica visione di una storia leggendaria.


















