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Un semplice incidente: il film Palma d’oro a Cannes di Jafar Panahi è un manifesto di tolleranza

Al cinema dal 6 novembre, la pellicola è stata presentata in anteprima per l'Italia alla Festa del Cinema di Roma

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Noemi Riccitelli – Ad Evin, in Iran, quello che è conosciuto come il carcere per antonomasia, luogo di terrore e tortura, dove vengono rinchiusi i dissidenti del Regime islamico, l’unico dei cinque sensi che rimane vigile, la sentinella di ciò che resta della propria sensibilità, è l’udito.
Qui, infatti, i prigionieri vengono bendati e, quando rinchiusi in cella, il tempo con loro stessi e il silenzio è tale da mettere i dubbio persino sé stessi.

Vahid Mobasseri è Vahid, protagonista di Un semplice incidente

Jafar Panahi, regista iraniano, che conosce molto bene quella realtà, perché più volte detenuto per la sua posizione di opposizione al regime, affida proprio ad un suono la scintilla da cui prende avvio il suo ultimo film, Un semplice incidente.
Palma d’oro a Cannes, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, dove il regista ha anche ricevuto il Premio alla Carriera, Un semplice incidente è un racconto che mostra la realtà del regime fondamentalista-islamico con arguzia, senza rappresentare direttamente gli orrori, solo evocandoli nei ricordi dei protagonisti: un gruppo di cittadini incontratisi per caso, ma legati da una comune e tragica esperienza.

Di ritorno verso casa con la famiglia, un uomo (Ebrahim Azizi) investe un cane, danneggiando la sua auto: sulla strada, cerca aiuto e si ferma presso l’officina di un meccanico, Vahid (Vahid Mobasseri). Quest’ultimo, sentendolo arrivare, viene colto da uno strano presentimento: infatti, crede di riconoscerne il passo strascicato della protesi ad una gamba, come quello dell’anonimo ufficiale dei servizi segreti da cui anni prima era stato torturato in carcere. Desideroso di vendetta, Vahid lo rapisce ed è in procinto di ucciderlo e seppellirlo nel deserto, ma viene assalito da un dubbio. Decide, così, di coinvolgere altri ex-prigionieri.

Ciò che di questo film colpisce e spiazza è l’umanità e lo spirito di fratellanza di un popolo che il regista decide di mettere in risalto.
Infatti, sebbene mortificati nell’animo e segnati a vita, i protagonisti non cedono ai sentimenti di odio e vendetta, sono integri e certi nell’affermazione di una nuova giustizia.
Certo, Panahi, abilmente, mette in conto anche la possibilità di una rivendicazione personale, ponendo il gruppo di protagonisti di fronte ad un dubbio esistenziale.

E così un’intera giornata scorre e loro, come Godot, non sanno se agire, aspettare, e soprattutto, cosa pensare.
Il regista iraniano scrive e dirige un film coinvolgente, seguendo la linea narrativa del giallo, che alla fine è solo un espediente per definire un manifesto di tolleranza e altruismo, la celebrazione del coraggio e della libertà di un popolo.
Infatti, il cast, raccolto, include abili interpreti, ma soprattutto validi rappresentanti di un pensiero libero e autonomo: Maryam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Majid Panahi, Mohamad Ali, Georges Hashemzadeh, Delmaz Najafi, Afssaneh Najmabadi.

Un semplice incidente è una visione di pregio e il finale restituisce quella dimensione di possibilità o maledizione (allo spettatore la scelta) che l’Iran si trova a vivere.

Il cast del film in una sequenza della pellicola (web)

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