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    Home»Attualità»Realizziamo insieme un futuro “buono, pulito e giusto”. Il sogno di un’economia e una vita di qualità superiore
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    Realizziamo insieme un futuro “buono, pulito e giusto”. Il sogno di un’economia e una vita di qualità superiore

    Grazia Biasi4 Dicembre 2025Nessun commento
    Antonietta Melillo, produttrice di cipolle alifane

    C’è un vero e proprio programma politico, economico e sociale. E non stiamo parlando di posizioni politiche o strategie economiche, ma di piano di edificazione della società locale.

    A farsene portavoce, la famiglia di Slow Food che la sera del 1 dicembre ad Alife ha celebrato 10 anni dalla nascita del Presidio Slow Food della Cipolla Alifana e ricordato lo stesso traguardo per il lupino gigante di Pietravairano e l’oliva caiazzana di Caiazzo: risultati che esprimono traguardi non di uno ma di piccole comunità di produttori che hanno puntato sulla sinergia e ora esportano fuori dai confini territoriali non solo un frutto della terra ma un’identità locale che è sintesi di Storia antica, storie personali, di sapori autentici e non contraffatti.

    Le ragioni di tanto nostro promuovere su Clarus queste e simili iniziative? Ci stanno a cuore i valori, in particolare quello delle relazioni; ci stanno a cuore le radici a cui si ancora il futuro di ogni luogo e ogni popolo; ci sta a cuore poter parlare di buone prassi, di quelle che superano le logiche di mercati fast e poco salutari. In poche parole ci sta a cuore l’umanità, gli uomini e le donne che si reinventano scegliendo con onore di lavorare senza troppe comodità e di farlo in nome della qualità, pensando a loro volta al bene di altri.

     Il passato, quella radice che ancora dona linfa e speranza 
    Cornice dell’evento celebrativo, il Mausoleo degli Acilii Glabriones, antico luogo di sepoltura, collegamento simbolico tra un passato e un presente che più volte si sono stretti la mano sul valore sacro della terra alifana, “che per centinaia di anni e per generazioni ha rappresentato l’economia portante del territorio, permettendo di definire un’identità alla comunità locale”, così il sindaco Fernando De Felice intervenuto in apertura. Che si chiamassero “cannavinari” o “cipollari”, gli alifani sono stati identificati in virtù del loro legame con uno specifico lavoro agricolo. Una immagine sbiadita a partire dagli anni ’80 finché a qualcuno come Antonietta Melillo non è venuto in mente di ridarle tinte forti in grado di comunicare ancora ed essere rappresentativa di un territorio, come oggi accade nei Saloni, nelle Fiere o Mercati di respiro nazionale, fino alla tv o nel recente libro Franco Pepe Pizza Chef edito da Phaidon. Vetrine eccellenti per Alife, Caiazzo, Pietravairano ed altri centri limitrofi: il volano che ha dato e darebbe a numerosi imprenditori agricoli la spinta necessaria. Su Antonietta i riflettori dell’intera serata, lei che dal 2010 iniziava a meditare la svolta dopo la chiusura del negozio di abbigliamento della famiglia. “Mi sono prestata alle cipolle. Brecce gamba testa e tempo. Per riprendere un’intera economia”, spiega lei riferendosi a quella particolare economia agricola rimasta in mano a pochi anziani alle cui porte ha bussato incessantemente per imparare il mestiere, per avere in dono i semi che oggi sono quintali di cipolle, piantate, raccolte e trasformate da lei per la cucina.

     Le voci della serata 
    Rischia di essere un caso isolato il suo o quello di pochi altri coraggiosi ma Slow Food, la famiglia di cui fa parte chiama a raccolta il territorio: “Tutte le proposte devono cadere nel tessuto di una comunità attenta e non distratta”, Costantino Leuci referente di Slow Food Matese e moderatore della serata. “Se la comunità non investe nei suoi attori economici d culturali anche la promozione di queste figure rischia di diventare sterile”.

    “L’Augurio è che queste serate non siano solo celebrative ma utili a comprendere che ciascuno di noi possa fare la differenza”, Caterina Ursillo rappresentante di Slow Food Volturno, e l’invito ad andare oltre, a comprendere che l’approccio con questi prodotti non è comprare “solo ciò che si mangia ma la storia di uomini e donne che si impegnano per una coltivazione diversa”. Ed è buono, pulito e giusto il “motto” Slow Food che sintetizza le scelte etiche e sociali del Movimento nato in Italia nel 1986.

    Si è unito agli interventi, Pietro Andrea Cappella, coordinatore del Gal Alto Casertano a cui si deve il progetto che finanziava l’ingresso in Slow Food della Cipolla secondo i criteri richiesti dal Movimento, dando così respiro e speranza al prelibato ortaggio alifano. A dimostrazione di un impegno di sostegno e di partenariato mai venuto meno, il Gal ha partecipato e sostenuto numerose iniziative di promozione rurale che hanno visto la cipolla protagonista; ed oggi continua mettendo in campo bandi in favore di giovani che vogliano impegnarsi per la promozione turistica del territorio.

    Tra le voci della serata quella di Nino Pascale, già presidente Nazionale Slow Food e protagonista della crescita del Movimento nella sua Campania dall’esperienza della sola Condotta Casertana alle tante disseminate in tutto il territorio regionale. Lui c’era quando la nuova cipolla alifana muoveva i primi passi; ed è tornato ad Alife per ribadire con fermezza l’urgenza del momento: “Faremo il salto di qualità quando passeremo dal modello al sistema. Sennò quel modello resterà qualcosa di isolato e non cambieremo le sorti della nostra agricoltura che continua a vivere un sogno…”.

    L’intervento di Nino Pascale

    Patrizia Spigno, referente Slow Food Campania: è stata lei a mettere il sigillo sulle prospettive parlando di Presidio di Comunità e ad annunciare l’ingresso in Slow Food dei nuovi presidi matesini quali le lenticchie e il mais potente risorsa economica di Valle Agricola anni or sono (di recente ricordiamo la certificazione slow food per patate, segale e miele dei prati stabili). Alla spinta e alle competenze tecnico scientifiche che il Movimento mette in campo serve il gioco di squadra, serve la forza congiunta di competenze provenienti da più ambiti, serve, ha spiegato Spigno “Fornire servizi al sistema di produzione: l’intera comunità deve fare squadra, c’è bisogno di alleati. Se creiamo uno sviluppo sostenibile dobbiamo essere alleati per andare da chi ha il potere di cambiare le regole del gioco e finanziare le cose utili a creare un presidio di comunità”.

    Un nome e una storia frequentemente citati, quelli di Franco Pepe, il pizzaiolo di fama mondiale intervenuto alla serata con un videomessaggio. A lui il merito di avere per primo pensato alla forza della squadra e della rappresentatività territoriale attraverso gli ingredienti della sua pizza: con lui molti ingredienti si sono fusi, sono stati esaltati e con essi le storie dei loro produttori locali; con lui cipolla alifana, oliva caiazzana, mozzarelle di bufala, birra artigianale, pomodori ricci hanno viaggiato e tutt’ora viaggiano per il mondo parlando di Alife, Alvignano, Caiazzo, del Matese e dei Monti Trebulani.

    Da modello a sistema, come ha detto a voce alta Nino Pascale: nella mente e nel cuore dei cittadini, dei compaesani, dei commercianti e dei politici locali la scelta coraggiosa e controcorrente di comprare buono, pulito e giusto. Il futuro avrà un altro sapore.

    Costnatino Leuci, coordinatore Slow Food Matese
    Costnatino Leuci, coordinatore Slow Food Matese
    Patrizia Spigno, coordinatore Slow Food Campania
    Patrizia Spigno, coordinatore Slow Food Campania
    Antoonietta Melillo riceve dal sindaco di Alife Fernando De Felice e dall'Assessore Annamaria Morelli un riconoscimento per la sua attività
    Antoonietta Melillo riceve dal sindaco di Alife Fernando De Felice e dall’Assessore Annamaria Morelli un riconoscimento per la sua attività

     

    Alife Antonietta Melillo cipolla alifana Presidio Slow Food slow food slow food matese slow food volturno

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