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Un’Azione Cattolica “trasgressiva” perchè coraggiosa a parlare di pace, di creato, di umanità

Giampaolo Di Lauro è il vicepresidente del Settore Giovani di Azione Cattolica a Pignataro Maggiore; fa parte del numeroso gruppo partito dalla Diocesi di Teano-Calvi per raggiungere Riccione dove l'Azione Cattolica Italiana dal 5 al 7 dicembre ha vissuto il convegno nazionale "Verso l'Alto"

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Gianpaolo Di Lauro – Per definire l’esperienza del Convegno nazionale degli educatori e degli animatori di Azione Cattolica trovo davvero diverse difficoltà: un po’ perché le emozioni e le impressioni sono ancora vivissime e recenti, e di conseguenza non riesco a guardarle con distacco, e anche perché l’effetto che mi ha lasciato è stato di grande straniamento. Può rendere perplessi, ma effettivamente la sensazione è quella. Guardandoci intorno, vivendo l’esperienza a ritmi febbrili, barcamenandosi da una parte all’altra di Riccione tra convegni e conferenze, il tutto svegliandosi all’alba, ritrovo un’Azione Cattolica “trasgressiva”.

Azione Cattolica

Non è uno degli aggettivi che normalmente viene accostato a questa Associazione e, in generale, è un termine desueto che, in un mondo dove la trasgressione è all’ordine del giorno, rischia di perdere di consistenza. L’Azione Cattolica è trasgressiva perché è uno dei pochi luoghi, in questo tempo, dove non si parla di guerra ma di pace, non di distruzione ma di creato, non di macchine ma di umanità. In un mondo in cui il bellicismo sembra prendere il sopravvento, c’è ancora chi ha il coraggio, da vero trasgressivo, di vedere e di sognare una civiltà dell’amore. Il contrasto con gli avvenimenti di tutti i giorni è il motivo per il quale ho trovato tanta difficoltà a scrivere queste parole: sembra di trovarsi in un altro mondo o in un’altra epoca. Questo non significa che non si sia parlato di presente o degli eventi che lo caratterizzano, con un’attenzione prospiciente a quello che è l’impegno sociale di questa incredibile realtà associativa.

Questi giorni sono stati anche occasione di dialogo tra generazioni: adulti e giovani che, una volta tanto, non procedono per compartimenti stagni ma si guardano negli occhi e trovano soluzioni educative che vanno a scavare nelle concause del disagio giovanile e della difficoltà di entrare nella vita degli educandi. È stata anche un’opportunità per introiettare, attraverso la vicinanza con la gerarchia e i rappresentanti nazionali, tutte le conoscenze e le ragioni che ogni anno spingono migliaia di persone a donare il loro tempo e la loro esistenza al servizio educativo.

Nelle nostre vorticose esperienze quotidiane questi momenti riescono a scandire le motivazioni del nostro “sì”, a provocare in noi nuovi stimoli e a predicare speranza nel mondo anomico della guerra.

La speranza è stata anche la parola d’ordine del convegno, esemplificata perfettamente dal titolo: “Verso l’alto”. Per noi associati, guardare verso l’alto non è un momento di alienazione ma un modo di ricaricarsi e rinfrancarsi in vista della costruzione di un ciclo educativo che limiti le correnti interne e definisca la corresponsabilità dell’educazione, con tutte le difficoltà che questo compito richiede.

I diversi percorsi a scelta del convegno hanno dato la possibilità di scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze educative che, in un terreno irto come quello della realtà odierna, riesce a cogliere con maggiore forza il dinamismo e il pluralismo del nostro confuso presente. Vedere nei volti delle persone presenti la voglia di cogliere la complessità di quello che ci sta attorno è importante e va nella direzione di una partecipazione attiva alla società. A noi aderenti all’ Azione Cattolica, e più in generale ai cattolici, è chiesto di essere protagonisti e non candidi spettatori di una realtà concreta. Se noi dimentichiamo la dimensione viva del presente, lei si dimentica di noi. Assuefarsi a un pensionato disinteresse sociale sarebbe la pietra tombale sul nostro senso civico e, di conseguenza, sul nostro compito educativo. Queste esperienze ridestano e rinfocolano la voglia di diventare parte del paludoso terreno dell’oggi, in funzione di un compito educativo che non si riduce mai alle mura della parrocchia o del Play Hall di Riccione.

Ultima considerazione, ma non per importanza, è quella che riguarda le radici, il retaggio di questa Azione Cattolica e di chi ne fa parte. Grazie al bellissimo intervento dei responsabili nazionali del settore giovani, nella mattinata di sabato abbiamo ripercorso l’eredità territoriale degli associati. Le loro testimonianze ricordavano da dove siamo venuti: i piccoli centri della periferia, le piccole stanze gelide dell’oratorio parrocchiale. Queste sono le nostre radici. Questo è il vero patrimonio: un’Azione Cattolica che non dimentica da dove viene e che, nella sua dimensione nazionale, si riconosce come insieme di esperienze singolari che si rassomigliano tra loro perché unite da un rapporto identitario, ovvero quello meravigliosamente trasgressivo dell’Azione Cattolica Italiana.

Il programma del Convegno, qui. 

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