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    Home»Arte e Cultura»Cinema»Hamnet e “Cime Tempestose”: al cinema due classici in cui amore e sentimenti salvano e tormentano
    Cinema occhio allo schermo

    Hamnet e “Cime Tempestose”: al cinema due classici in cui amore e sentimenti salvano e tormentano

    Noemi Riccitelli13 Febbraio 2026Nessun commento

    Noemi Riccitelli – Questa settimana si è aperta con l’Halftime Show del Super Bowl americano in cui è stato protagonista l’artista portoricano Bad Bunny che ha affermato, tra le tante e giustissime cose, come “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”.
    Chiaramente, senza entrare nel merito, il suo messaggio non riguardava l’amore romantico in senso stretto, ma quel sentimento di pace e fratellanza che dovrebbe coinvolgere tutto il mondo.
    Un’affermazione che ha fatto eco in questi giorni dedicati all’amore e alle sue sfumature anche al cinema, dove si trovano in programmazione due pellicole che traboccano di emozioni e suggestioni amorose.
    Hamnet di Chloè Zhao e “Cime Tempestose” di Emerald Fennell.
    Due firme femminili, due visioni ciascuna a suo modo audace e originalissima.

    Margot Robbie e Jacob Elordi sono Catherine e Heathcliff in “Cime Tempestose” di Emerald Fennell (Warner Bros)

     

    HAMNET
    Il film della regista Chloé Zhao, candidato ai prossimi premi Oscar in ben 8 categorie, tra cui quella per il Miglior film, regia, sceneggiatura e attrice, dopo la vittoria ai Golden Globes (Miglior film drammatico e Miglior attrice a Jessie Buckley) è in sala dal 5 febbraio.
    Protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley, quest’ultima sulla strada della statuetta per la Miglior interpretazione femminile.
    Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O’Farrell, autrice della sceneggiatura insieme alla regista stessa.

    A Stratford-upon-Avon, in Inghilterra, William Shakespeare (Paul Mescal) lavora come tutore per contribuire a saldare i debiti della famiglia.
    Un giorno, mentre conduce la sua lezione, nota dalla finestra una giovane donna con il suo falcone: è Agnes Hathaway (Jessie Buckley).
    I due si incontrano e William rimane affascinato dall’estro di Agnes, così, iniziano a frequentarsi e di lì a poco, si sposano.
    Agnes dà alla luce tre figli, Susan (Bodhi Rae Breathnach), Judith (Olivia Lynes) e Hamnet (Jacobi Jupe), preferendo la tranquillità della vita di campagna, mentre William tenta il successo con le sue opere teatrali a Londra. L’arrivo della peste, però, sconvolgerà la vita della famiglia.

    Shakespeare prima di diventare colui che è stato e che ancora è.
    Infatti, Zhao non centra la storia sul poeta e drammaturgo che tutti conoscono, ma sulla vicenda umana di questa famiglia che, a poco a poco, si compone: nella prima parte del film, infatti, si assiste alla tenera storia d’amore tra William e Agnes e la loro quotidiana vita familiare, non senza le difficoltà comuni e diffuse.
    Nella seconda parte, invece, gli eventi precipitano e il ritratto di quell’amalgama felice si decompone in modo repentino, lasciando sofferenza e vuoto.

    Paul Mescal e Jessie Buckley in una sequenza del film (web)

    C’è però un’altra dimensione, quella che emerge nella sequenza conclusiva della pellicola, in cui Zhao riesce ad arrivare all’animo dello spettatore, conferendo senso e unicità non solo al film stesso, ma all’ispirazione artistica che è il nucleo del teatro e dell’esperienza di Shakespeare, come uomo e poeta.

    Infatti, nella suggestiva cornice del Globe Theatre, i protagonisti si ritrovano per la messa in scena dell’Hamlet e qui l’arte e la vita si consustanziano e, per il tempo di una rappresentazione, forse, persino la morte può tornare indietro, facendo riaffiorare sorrisi e una rinnovata fiducia: “lascia il cuore aperto”, chiosa una battuta del film.

    Paul Mescal e Jessie Buckley si dimostrano interpreti brillanti e sensibili e Chloé Zhao è riuscita ad esprimere con grazia e coinvolgimento sentimenti ed emozioni fragili e delicate: l’amore che salva e cura.

    Jessie Buckley è Agnes Hathaway (web)

     

    “CIME TEMPESTOSE”
    È ora al cinema l’ultimo adattamento del celeberrimo classico della letteratura inglese, Cime Tempestose (Wuthering Heights) di Emily Brontë: un romanzo amatissimo e, proprio per questo motivo, una pellicola molto attesa, con protagonisti due dei volti più “in vista” del cinema moderno: Margot Robbie e Jacob Elordi.
    Dietro la macchina da presa la regista Emerald Fennell, la cui trasposizione, va sottolineato, reca le virgolette nel titolo stesso, ad enfatizzarne il prestito rispetto alle vicende originali dell’omonimo letterario.

    Catherine Earnshaw (Charlotte Mellington/Margot Robbie), orfana di madre, vive nella desolata brughiera inglese nella residenza di Wuthering Heights, insieme al padre, un uomo vinto dall’alcol e dal gioco, la sua dama di compagnia Nelly Dean (Vy Nguyen/Hong Chau) e la servitù.
    Tutto cambia quando suo padre porta a casa Heathcliff (Owen Cooper/Jacob Elordi), un trovatello che diventa suo compagno di giochi e di vita.
    Il loro legame non è però una semplice amicizia, ma un’ossessione viscerale che li accompagna lungo tutta la vita.
    Ormai adulti, Catherine si lascia sedurre dallo sfarzo dei loro nuovi vicini, i Linton, di cui accetterà di sposare il rampollo Edgar (Shazad Latif).
    Questa scelta induce Heathcliff ad abbandonare la casa e, dopo un lungo esilio, l’uomo torna a Wuthering Heights ricco e assetato di vendetta e rivalsa nei confronti della sua amata.

    Preceduto da un trailer certamente montato ad arte per generare hype e curiosità da un ben esperto ufficio stampa, “Cime Tempestose” di Emerald Fennell riesce ad andare oltre le aspettative e a porsi in uno spazio tutto suo nella tradizione delle trasposizioni cinematografiche.
    E se i più devoti ed avidi lettori hanno gridato al sacrilegio della nuova chiave interpretativa di Fennell (complice anche il confronto con la storica e più fedele pellicola del ’92 di Peter Kosminsky con Ralph Fiennes e Juliette Binoche), la regista, in questo caso anche sceneggiatrice, pur nella selezione di una trama originaria piuttosto lunga e complessa, ha mantenuto un legame con la storia.

    L’amore come sentimento bruciante, sfida e provocazione all’altro, ma anche l’amore come passione viva per cui due corpi si attraggono e uniscono, e infine un mero sentimento di controllo e subordinazione, violenza psicologica: Fennell, nota per la sua ispirazione artistica provocatoria ed originale, si serve dei personaggi e del nucleo narrativo di Brontë (allo stesso modo unico ed esemplare per la sua epoca), e ne racconta la propria versione, la sua idea di Cime Tempestose, un film del 2026.

    Una sequenza del film (web)

    E, quindi, sì ai costumi estrosi e bellissimi (di Jacqueline Durran), sì alle musiche dell’artista britannica Charli XCX, sì alle sequenze di erotismo che, in ogni caso, lasciano solo spazio all’immaginazione e non sono di certo una novità sullo schermo, sì ad un intreccio che è reinterpretazione secondo un’estetica rinnovata, audace e personalissima: solo confezione, dunque? 
    No, perché il senso della narrazione è preservato: una storia di amore, ma più che amore nel suo senso proprio, di passioni umane, anticonvenzionale e unica.
    Elordi e Robbie sono abili e magnetici, riuscendo a trasmettere quell’ambiguo legame, la tensione che respinge e unisce i loro personaggi.
    Allo stesso modo, i due interpretano alla perfezione le disposizioni volubili, per un motivo e l’altro, dei due protagonisti descritti da Brontë, prigionieri di sé stessi e delle loro convulse passioni.
    E se il film si lascia vedere con interesse ed entusiasmo, quasi non ci si aspetta il finale che stupisce, regalando una sorpresa tenera e struggente (o,forse, furba?).
    Emerald Fennell conferma il suo immaginario voto all’innovazione, mai banale, anche a confronto con i non così intoccabili classici.

    Margot Robbie e Shazad Latif in una sequenza del film (Warner Bros)
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