di Armando Visone*
Memoria corta e silenzi assordanti: se la storia non è più maestra.
Di fronte agli attacchi al Papa, il fantasma di vecchi conflitti riaffiora. Ma perché abbiamo smesso di ricordare?
Le cronache recenti ci consegnano un’immagine inquietante: un attacco frontale, verbale e politico, rivolto dalla leadership di Donald Trump verso la figura del Santo Padre. Ma ciò che spaventa di più non è solo la violenza del linguaggio, quanto il silenzio assordante che ne consegue. Sembra quasi che la storia, quella “maestra di vita” tanto citata, sia stata relegata in un soffitto polveroso.

Nessuno, o quasi, sta avendo il coraggio di tracciare un parallelo con uno dei momenti più bui del secolo scorso. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la voce di Pio XII si levava come unico baluardo di umanità contro la barbarie, Hitler arrivò a progettare concretamente il sequestro del Papa. Allora come oggi, il potere temporale mal sopportava una voce morale che non si piegava alle logiche del conflitto e dell’esclusione.
Com’è possibile celebrare ogni anno le Giornate della Memoria, piangere sulle ceneri del passato, e poi ricadere negli stessi identici errori di valutazione? Se la memoria diventa solo un rito stanco e non un anticorpo contro l’odio presente, allora abbiamo fallito come società.
C’è poi un aspetto che tocca da vicino noi fedeli. Molti cattolici, forse per timore o per una fede ridotta a devozione privata, sostengono che il Vaticano dovrebbe occuparsi “solo di questioni morali”, restando fuori dalla scena pubblica. Questa visione rivela una profonda lacuna formativa, sia spirituale che umana. Ignorare che la Dottrina Sociale della Chiesa affonda le radici direttamente nel Vangelo significa non aver compreso la missione del cristiano.
Il Vangelo non è un libro di buone maniere, ma una Parola che deve incarnarsi nella vita quotidiana.
Siamo chiamati a scuotere le coscienze, non a cullarle nel conformismo. La fede che non si fa carne nelle scelte sociali e politiche del nostro tempo è una fede anemica, incapace di rispondere al mandato di Cristo.
Oggi, davanti a questo nuovo scontro tra potere e profezia, non possiamo restare spettatori muti. È tempo di risvegliare quella coscienza critica che nasce dalla preghiera e si nutre di storia.
Siamo sicuri che il nostro silenzio attuale non sia la stessa indifferenza che ieri ha permesso le grandi tragedie?
Cosa resta della nostra formazione cristiana se non abbiamo il coraggio di difendere la voce del Successore di Pietro quando richiama i valori del Vangelo nel mondo?
Siamo pronti a incarnare il Vangelo oggi, anche quando questo ci rende scomodi di fronte ai potenti di turno?
* Parroco di Ave Gratia Plena, Piedimonte Matese