
Conoscere le proprie radici è il primo passo per costruire una narrazione autentica del territorio. Il radicamento non è nostalgia, ma capacità di leggere un territorio e la sua società, e saperlo narrare e orientarlo al futuro.
E’ questa la premessa alla nuova edizione di “Dal Matese al Mondo”, la VII a partire da quella del 2020. In pieno Covid, tra mille restrizioni ma senza rinunciare ad una provocazione culturale di forte impatto, la Biblioteca San Tommaso d’Aquino della Diocesi di Alife-Caiazzo lanciava un format dedicato ad aree interne, migrazioni e tornanza a partire dall’esperienza di giovani talenti partiti proprio dal Matese. Ne è nato un laboratorio permanente che oggi incrocia dati, contenuti, contributi accademici sui medesimi contenuti ma con lo sguardo che supera i confini locali e diventa spazio di crescita intellettuale e critica per giovani e adulti; ne sono nati addirittura un podcast e poi un libro ormai di portata nazionale e di contributo di alto valore civile ed intellettuale.
Nel frattempo, a sostegno dell’iniziativa si è affiancata la Fondazione San Bonaventura, impegnata nella divulgazione culturale e in modo particolare nella cultura del libro, antico e moderno, come nucleo generativo di idee e processi sociali.
Due le date dell’edizione 2026, la prima sabato 19 settembre rivolta agli studenti delle classi quinte degli istituti superiori dell’Alto Matese; la seconda sabato 7 novembre rivolta ad un pubblico più variegato e prevalentemente adulto. Sempre nei locali della Biblioteca diocesana in via Angelo Scorciarini Coppola 234 a Piedimonte Matese.
I programmi delle due sessioni
“Radichiamoci: costruiamo idee per raccontare il nostro territorio“ è il titolo del workshop rivolto agli studenti nella mattinata di sabato prossimo. Lo condurranno la Luisa Fatigati, architetta e urbanista, ricercatrice presso il CNR-IRISS, e Adelina Picone, docente di Composizione architettonica e urbana alla Federico II, entrambe esperte di rigenerazione territoriale place-based, insieme al direttore della Biblioteca Diocesana San Tommaso d’Aquino Luigi Arrigo.
Il lavoro si articolerà su tre aree tematiche: educazione e formazione, tempo libero, lavoro. Dopo il talk introduttivo, i ragazzi si divideranno in gruppi e, attraverso un’attività pratica con i mattoncini più amati del mondo, “costruiranno” il proprio paese ideale: sceglieranno cosa non può mancare, immagineranno le connessioni tra i diversi quartieri tematici, esploreranno le geografie del territorio e ragioneranno su come raccontare la vita quotidiana e il futuro di questi luoghi. Perché un giovane con radici profonde non ha paura di muoversi: sa da dove viene, e questo diventa una ricchezza da portare e condividere nelle comunità in cui arriverà. Le foreste più robuste, del resto, non nascono da alberi isolati che pensano solo a crescere: nascono dalla rete invisibile che li connette, da quello scambio sotterraneo che fa prosperare tutti o nessuno. Sarà un momento di riflessione collettiva per prepararsi alle sfide di domani, guidati da chi ha già fatto dell’innovazione il proprio punto di forza.
Il 7 novembre, nel pomeriggio, sarà invece all’insegna della condivisione e dell’ispirazione, con il format collaudato delle edizioni precedenti: “L’Aperitivamente“: giovani lavoratori, figure politicamente e socialmente impegnate del territorio e storie forti di autodeterminazione si alterneranno in un racconto appassionato, accompagnato da brani musicali scelti in sintonia con il tema di questa edizione.
La serata ospiterà anche la chiusura del ricco tour di presentazione del libro Appaesati nato da un podcast della stessa Biblioteca diocesana, edito da Radici e il lancio della seconda stagione del podcast Spaesati: Storie di ordinaria ruralità, con i rappresentanti dei partner di progetto: Università di Salerno e Università del Molise, ed infine dai racconti di giovani partenti, raccolti dalla testata Clarus nella rubrica “L’Italia fuori dall’Italia.Storie di casa oltre confine”.
Un momento informale ma denso di spunti e soprattutto di testimonianze ed esperienze provate per chiudere la VII edizione di Dal Matese al Mondo con nuove prospettive e ripensare in modo costruttivo e partecipato il territorio dell’Alto Matese.
Ricordi la prima edizione di “Dal Matese al Mondo”?
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