
Domenica 27 settembre alle 21.20, Canale 5 manda in onda “Il mio nome è Carlo”, il film tv diretto da Giacomo Campiotti che racconta l’infanzia e l’adolescenza di Carlo Acutis (interpretato da Samuele Carrino, protagonista anche del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”), il primo millennial diventato santo, canonizzato da papa Leone XIV il 7 settembre 2025.
Il film racconta Carlo attraverso tre momenti della sua breve, ma intensa, vita: a sei anni, già con una sensibilità fuori dal comune; a undici, curioso e brillante; a quindici, al primo anno di liceo, con le idee chiare su chi vuole essere. Il risultato? Un ritratto di un adolescente come tanti, che però guarda alla vita di tutti i giorni con occhi diversi.
Primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nasce a Londra il 3 maggio 1991, ma cresce a Milano. Riceve la Prima Comunione a soli sette anni e la fede per lui non è una cosa astratta: la vive come un’amicizia vera, quella con Gesù, insieme a una devozione speciale per la Madonna. Il suo obiettivo era quello di applicare il Vangelo nella propria vita, infatti non si ferma a guardare, ma aiuta chi gli sta intorno.
Grazie alle sue competenze informatiche, costruisce un sito che raccoglie tutti i miracoli eucaristici conosciuti: per questo oggi lo ricordiamo come “l’influencer di Dio” (www.miracolieucaristici.org).
Però, una leucemia fulminante se lo porta via il 12 ottobre 2006, all’ospedale San Gerardo di Monza, appena compiuti quindici anni.
Venerabile nel 2018, citato da papa Francesco nell’esortazione Christus vivit, beato ad Assisi nel 2020 dopo un miracolo riconosciuto, santo dal settembre 2025 da Papa Leone XIV. Oggi riposa ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dove ogni anno arrivano migliaia di ragazzi e pellegrini da tutto il mondo.
“Il mio nome è Carlo” non è l’ennesimo film su un santo, ma è la testimonianza di un ragazzo che, appena vent’anni fa, viveva le stesse cose che vivono oggi milioni di adolescenti: la scuola, gli amici, il mondo digitale… Ed è proprio questa vicinanza, temporale e generazionale, che rende Carlo un caso unico: non un modello irraggiungibile, ma un ragazzo che potresti incrociare in classe, o scrollando i social.
È un invito a guardare il film non come si guarda un film sulla vita di un santo del passato, ma come si ascolta la testimonianza di un coetaneo: con la curiosità di capire come, in così poco tempo, sia diventato un punto di riferimento per milioni di giovani nel mondo.