
Trasformare uno spazio pubblico in un piccolo villaggio dove si incrociano esperienze culturali vive, inclusive e a vocazione internazionale; al suo interno più offerte tutto l’anno ma soprattutto clima di “casa” per i residenti di San Potito. Siamo nel complesso delle Cupole (C:L.A.C., Cupole: Laboratorio Arti Contemporanee) progettato dall’architetto e designer di fama mondiale Fabrizio Carola sul modello di architetture africane da lui studiate e riproposte come dimore innovative, oggi sede di FateLab, l’associazione che unisce arte e partecipazione.
In questo spazio sorge anche un teatro da poco rinato grazie alla collaborazione di artisti, Università e cittadini – la compartecipazione è l’anima di FateLab – che il prossimo 6 ottobre accoglierà l’atto finale del progetto “La magia della monotonia” nell’ambito del bando “Allucchi e Fruscii” promosso da FateLab.
A partire dalle 18.00 di martedì prossimo l’auditorium suonerà una nuova musica; musica dalla terra perché fatta con la materia del suolo plasmata per la realizzazione di “cuccioli” che in queste settimane hanno preso forma dalle mani di quanti sono passati da qui e partecipato al laboratorio del progetto. Sul palco ci saranno la scultrice tedesca Stè Oberneder e il musicista maliano Moustapha Zam Dembélé, Griot per discendenza, autori de “La magia della monotonia”.

Spazio alla integrazione e alla contaminazione
Le Cupole sono belle da vedere e belle da vivere. La prima suggestione per chi le incontra nasce dalle forma, dal percorso che all’interno si snoda senza interruzione da un ambiente all’altro sotto la luce naturale che entra dalle ampie finestre.
Pensate per accogliere gli alunni delle Scuole di San Potito, hanno avuto diversa destinazione ma continuano ad essere, per piccoli e grandi della comunità civica, un laboratorio senza confini di tempo, di spazio e di culture. Perché le cupole, grazie a FateLab sono di fatto diventate la sede di residenze artistiche, tirocini universitari e laboratori formativi di studenti ed artisti provenienti da ogni parte del mondo (qui trova spazio un laboratorio professionale di serigrafia); sono inoltre la sede di “Fate Comunità” il laboratorio che ogni anno accoglie giovani registi per un festival internazionale di cinematografia.
Pittura, scultura, ikebana, serigrafia, laboratori di riciclo, spettacolo: tutto prende forma sotto le cupole, nel verde circostante e anche tra le strade e le case di San Potito, perché chi accede a questa esperienza ha un solo impegno imprescindibile: dedicare uno spazio del proprio soggiorno agli abitanti del luogo per lasciare un’esperienza unica, fatta di linguaggi nuovi, diversi, che arricchiscono, che aprono le prospettive.

C:L.A.C. in Onda. Le Cupole si aprono a nuovi progetti
In questo movimento fluttuante di energie e di contaminazioni positive ai piedi del Matese, nella cornice tanto suggestiva appena descritta è nata una nuova sperimentazione: si tratta di C:L.A.C. in Onda un’opera inclusiva di rigenerazione territoriale basata su arte e architettura partecipata, tecnologia ed economia circolare.
In poche parole le Cupole crescono; il complesso si apre a nuove esperienze come accade per lo spettacolo “La magia della monotonia” e come accadrà nei prossimi mesi per una collaborazione con l’Istituto Agrario di Piedimonte Matese su un progetto tra ruralità e intelligenza artificiale.
Diversi i collaboratori di FateLab per questo nuovo ambizioso passo: l’associazione Ru.De.Ri., il Parco Regionale del Matese, il Comune e la Pro Loco Genius Loci di San Potito Sannitico, la rete internazionale xCoAx. A sostegno c’è anche il Laboratorio di Creatività Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
“La magia della monotonia”: due artisti a San Potito
Stè Oberneder e Moustapha Zam Dembélé si conoscono in occasione della 4°edizione del festival “Carrara incontra L’Africa” a settembre 2025. Lui porta il battito antico della ripetizione: corde che vibrano, percussioni essenziali, melodie che tornano su sé stesse senza mai essere uguali. Nella tradizione del Mali, la ripetizione non imprigiona, ma apre: è soglia, è trance, è modo di entrare nel tempo.
Lei ascolta la terra. La modella lentamente, e ogni gesto resta: la pressione delle dita, la resistenza della materia, il tempo che si deposita. Anche qui la ripetizione diventa rito silenzioso: schiacciare, impastare, scavare, levigare, attendere. Quando i due linguaggi si incontrano, qualcosa si apre.
Dai “cuccioli” la prima “Orchestra effimera”
Insieme hanno risposto al bando di FateLab e ne sono usciti vincitori tra 80 partecipanti. Stè ha messo in piedi un laboratorio di modellazione per la creazione dei “cuccioli”, vasi tondi di terracotta, più precisamente sculture sonore; Zam animerà l’orchestra nell’evento finale del 6 ottobre unendovi la sua arte.
“La magia della monotonia” è un’indagine sulla ripetizione e sulle sue minime variazioni, intesa come spazio creativo e percettivo. La continuità del gesto e del ritmo costruisce un ambiente immersivo, essenziale e in costante trasformazione. L’esperienza dello spettatore non è esterna, ma interna al processo: il pubblico è invitato a sostare dentro il lavoro, ad ascoltarne le oscillazioni e a percepire le relazioni che si generano tra suono, materia e spazio. Più che osservare, lo spettatore attraversa l’opera, entrando in una dimensione in cui la percezione diventa parte attiva della costruzione.
Giovani, adulti, anziani ma soprattutto gli alunni della Scuola Primaria di San Potito si sono messi in gioco, hanno modellato la creta, hanno creato dando forma all’informe e molti per la prima volta hanno capito che è l’uomo l’artefice e non le macchine.
La materia cruda ha poi incontrato il fuoco per assumere in pieno la funzione definitiva nei forni degli artigiani Angelo Rossolino (Antica Fornace del Matese, già collaboratore di Fabrizio Carola) e Ada Colapetella (Bottega Terraquea); anche questa partecipazione è espressione della collaborazione tra maestranze e della comune visione su un progetto che punta alla socialità, a raffinare l’anima, all’ascolto, all’incontro.
Ora è tempo di musica, della prima “Orchestra effimera sonora” di San Potito che vedrà sul palco Stè e Zum, sulle gradinate del teatro spettatori e partecipanti del laboratorio, tutti con un “cucciolo” da suonare. Si unirà alla festa – in nome della contaminazione culturale senza confini di razze e di lingue – il noto chitarrista Ezio Lambiase.
Il teatro delle Cupole ci regalerà un suono nuovo e con esso un’idea diversa di fare cultura. E’ il di più che rende speciale un piccolo paese delle aree interne, come San Potito Sannitico, che da qualche decennio non smette di sperimentarsi e di farsi notare.




