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Prime testimonianze sui due carabinieri morti stamattina a Mignano

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Amici, testimoni, colleghi: si raccolgono le impressioni e i pareri di chi conosceva i militari Simone e Mella

I cronisti dell’ANSA, al termine di una giornata impegnata a ricostruire i frammenti di un tragico quadro che sembra essersi in gran parte completato, raccolgono testimonianze, commenti e sensazioni di chi conosceva i carabinieri Angelo Simone e Tommaso Mella, protagonisti stamane di un tragico omicidio-suicidio in caserma a Mignano di Monte Lungo.
L’Ansa riporta che la gente del posto si divide nelle opinioni sul fatto, ma la grande maggioranza non ha dubbi sulla figura del maresciallo Tommaso Mella, 40 anni, sposato e padre di una figlia di 12 anni, vicecomandante della Stazione dei Carabinieri: “Gli piaceva essere operativo – racconta un amico – era un ragazzo di cuore, che conosceva l’ amicizia ma, se necessario, sapeva bastonare“. 
C’ era una differenza di capacità tra i due” – dice invece un ex assessore del Comune di Mignano Monte Lungo – che aveva collaborato con entrambi i militari.
Tommaso Mella aveva avuto esperienze di missioni all’estero, in Kosovo ed in Afghanistan, un passato a Grumo Nevano, nell’ entroterra di Napoli,  e pare che si sentisse ormai a disagio a Mignano Monte Lungo, raccontano gli amici. E ‘ stato smentito dal comandante dei carabinieri di Caserta, però, il fatto che Mella avesse chiesto il trasferimento.
Una coppia di coniugi, che si schiera invece dalla parte del comandante della Stazione, racconta di aver incontrato ieri sera il maresciallo Simone e di averlo visto abbattuto. L’ uomo, separato e padre di due figli, di 21 ed 11 anni, forse aveva già pianificato quello che l’ Arma dei carabinieri ha definito “un gesto folle senza alcuna giustificazione“.

Colonnello Crescenzo Nardone

L’ Arma ha smentito con forza anche l’ ipotesi di un movente passionale, pista investigativa accreditata subito dopo l’omicidio-suicidio proprio da fonti interne.
Il cronista dell’Ansa, poi, racconta che la moglie del maresciallo Mella in giornata ha trovato rifugio e conforto da amici, in una villetta proprio accanto alla Stazione dei Carabinieri, assistita da uno psicologo. Anche lei – riferiscono testimoni ai giornalisti – appresa la notizia della tragedia ha fatto riferimento ai contrasti tra il marito ed il superiore. “Dobbiamo pensare alla tragedia di due famiglie – dice ai giornalisti il colonnello Nardone – e dobbiamo proteggerle da possibili gesti morbosi“.
Una tragedia che apparentemente non trova spiegazioni. Ma possibili spiegazioni, mescolate agli attestati di stima per Tommaso Mella, “amico di tutti”, vengono avanzate dalla gente del posto, che quei due carabinieri li incontrava ogni giorno. “Mi dicono che parlo troppo – dice ai giornalisti un amico del vicecomandante con le lacrime agli occhi – ma io parlo e parlerò “. (fonte ANSA – Maurizio Dente)

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