Home Attualità Al Liceo Galilei una Giornata della Memoria ricca di emozioni

Al Liceo Galilei una Giornata della Memoria ricca di emozioni

I ragazzi dell'indirizzo musicale hanno animato la rappresentazione teatrale, in presenza degli alunni dell'Istituto Comprensivo Piedimonte Matese 2. A seguire, il dibattito sugli stermini nazisti, tra le cui vittime anche diversi artisti. Infine, la Lectio Magistralis tenuta da padre Jean Paul Hernandez SJ

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Armando Pepe – Il 27 gennaio 2020, nella ricorrenza della Giornata della Memoria, presso il Liceo Galilei di Piedimonte Matese si è svolta una rappresentazione teatrale curata nei dettagli, pregna di significato, in cui gli alunni della classe III della sezione musicale hanno dato il meglio di loro stessi, accompagnati dagli altri studenti dell’indirizzo musicale, dimostrandosi dei veri artisti in erba. Insieme a loro c’era Domenico Maria Di Fonzo, alunno della VAS, il quale ha declamato un brano del romanzo L’amico ritrovato dello scrittore tedesco Fred Uhlmann. Ad assistere c’erano i bambini delle classi quinte dell’Istituto Comprensivo Piedimonte 2, accompagnati dalle insegnanti Margherita Rinaldi e Luisa Carpentino a dalla dirigente scolastica Antonella Spadaccio.

La professoressa Lucia Nacca, senza risparmio e gettando il cuore oltre l’ostacolo, ha fatto in modo che tutto filasse liscio, senza sbavature e mai sopra le righe. Sfogliando il quaderno degli appunti di regia si possono cogliere le impressioni che sottendono a “un progetto di un viaggio/itinerario attraverso pagine letterarie, filmati, memorie, musiche e testimonianze, per acquisire la consapevolezza storica, relativamente alla memoria delle violazioni dei diritti dell’uomo e dei popoli”. Si è parlato della triste e lacrimevole storia di Ilse Weber e dello snaturato mondo nazista, accendendo i riflettori sul campo di concentramento di Terezin, a sessanta chilometri da Praga. Scorrendo le note di regia, si apprende inoltre che “questa struttura di internamento e deportazione, utilizzata dalle Schutzstaffel (le famigerate SS) durante la Seconda Guerra Mondiale, è nota per aver concentrato nel campo il maggior numero di intellettuali ebrei mitteleuropei, pittori, scrittori, musicisti e numerosa era la presenza dei bambini. Presentato dai nazisti come esempio di insediamento ebraico, in realtà era un luogo di raccolta di prigionieri da smistare nei campi di sterminio di Treblinka ed Auschwitz. Tra i tanti artisti prigionieri nel campo di Terezin c’era un noto pianista e compositore, Victor Ullmann“, autore di molti spartiti musicali e dell’opera lirica Der Kaiser von Atlantis oder Die Tod-Verweigerung (L’imperatore di Atlantide ovvero Il rifiuto della morte), su libretto di Peter Kien.

Il maestro Ullman morì ad Auschwitz il 18 ottobre 1944, non prima di aver avuto la forza di scrivere che: “Devo sottolineare che Theresienstadt [Terezin] è servita a stimolare, non ad impedire, le mie attività musicali; che in nessun modo ci siamo seduti sulle sponde dei fiumi di Babilonia a piangere; che il nostro rispetto per l’Arte era commisurato alla nostra voglia di vivere. Ed io sono convinto che tutti coloro, nella vita come nell’arte, che lottano per imporre un ordine al Kaos, saranno d’accordo con me”. La rappresentazione teatrale, con opportune luci e fotografie, è stata seguita in religioso silenzio da tutti e speriamo che ci sia una replica.

La mattinata è stata riempita da un secondo evento, una Lectio Magistralis da parte di padre Jean Paul Hernandez SJ sulla teologia nell’arte, cui hanno partecipato le classi quarte. Il gesuita, che scrive di sé stesso – “sono nato in Svizzera nell’aprile del 1968 in una famiglia di immigrati spagnoli. Dai miei genitori ho ricevuto una fiducia sconfinata, una fede sobria, centrata sulla persona di Gesù, una sana distanza dalle sagrestie” – ha dato una suggestiva lettura iconologica della tela La vocazione di San Matteo di  Michelangelo Merisi da Caravaggio. L’opera, che si trova a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi, è stata a lungo studiata, tra gli altri, da Maurizio Calvesi, Ferdinando Bologna e Maurizio Marini. Padre Hernandez, avendo fatto proprie le tesi di questi eminenti studiosi, mette in luce la relazione tra arte e Sacre Scritture.

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