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    Home»Chiesa e Diocesi»Di sole, luce e vita. Commento al vangelo di domenica 15 marzo
    Chiesa e Diocesi

    Di sole, luce e vita. Commento al vangelo di domenica 15 marzo

    Redazione14 Marzo 2020Nessun commento
    Di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    Clicca per visitare il sito del Monastero

    III Domenica di Quaresima
    Es 17, 3-7; Sal 94; Rm 5, 1-2.5-8; Gv 4, 5-42

    Se le scorse domeniche ci hanno fatto fare un percorso attraverso la storia della salvezza (da Adamo alla chiamata di Abramo) e attraverso il nostro cuore chiamato a salvezza (la lotta alla tentazione e la vocazione luminosa che è propria dell’uomo), da questa domenica la liturgia della Quaresima ci conduce in un cammino di riconsiderazione del nostro appartenere a Cristo per il Battesimo e dei doni che, nel Battesimo, abbiamo ricevuto. Solo così potremo giungere in verità e in pienezza al giubilo della Pasqua che è la fonte di ogni grazia possibile.
    I tre temi che queste tre domeniche ci propongono sono l’acqua, la luce e la vita.

    Oggi è la domenica della Samaritana; tutto avviene attorno ad un pozzo, luogo da cui si può attingere l’acqua e luogo evocativo, per la Scrittura, di incontri nuziali.

    Già la prima lettura, che ci ha portati al cuore dell’Esodo, ci mostra il dono dell’acqua capace di placare la sete del popolo, uscito dall’Egitto ma non ancora dalle schiavitù che si porta dentro.

    Che sete abbiamo?
    Qual è l’oggetto della nostra sete? Se l’uomo è un assetato (guai quando smarrisce la sete!), verso quale oggetto punta il cuore e il desiderio? Di cosa ha sete?

    In queste tre domeniche di Quaresima la liturgia ci fa lasciare la guida di Matteo e ci consegna a tre racconti del Quarto Evangelo ricchi di un ulteriore che va tanto oltre il racconto stesso. C’è un secondo livello che è necessario cogliere in questo racconto di Giovanni (ma è così per tutto il suo Evangelo!), c’è un’operazione essenziale da fare: passare ad un livello rivelativo che ci vuole condurre al cuore del mistero di Cristo e dunque del mistero dell’uomo.

    Il racconto giovanneo di oggi ci pone – come si diceva – dinanzi alla nostra sete e ci mette dinanzi al fatto che la sete più profonda che noi abbiamo è la sete di incontro, di relazione.

    Dunque un racconto di un incontro che si fa relazione e, in questa, rivelazione di una possibilità di vita nuova per la donna di Samaria che è andata al Pozzo di Sicar.

    Tutto inizia con l’atto semplice e grande di Gesù che scopre il suo bisogno davanti alla donna: Dammi da bere. Ci pensate? Gesù si presenta a lei in una povertà, si presenta a lei mendicante coraggioso; da questa domanda di Gesù la donna imparerà anch’essa a fargli una domanda paradossale; lei che aveva da attingere chiede al mendicante: Signore, dammi di quest’acqua!

    L’incontro è condivisione di povertà; l’incontro si fonda su questa verità. E’ l’incontro che disseta. Avete notato che alla fine né Gesù, né la donna berranno? Lei non attingerà al pozzo (e lascerà lì anche la sua brocca) e Gesù non berrà di quell’acqua che pure aveva chiesto.

    L’incontro è sempre stravolgente le sicurezze in cui ci si trincera tanto è vero che la donna cercherà di arginare l’incontro con quello strano giudeo; per fare quest’argine mette in campo le loro appartenenze: Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono samaritana? Un brutto inizio perché così facendo la donna mette l’uno di fronte all’altro non due volti, due storie, due vite ma due categorie, due appartenenze. Oppone un “voi” ad un “noi” anche nel seguito del suo argomentare con Gesù; invece Gesù ha il coraggio di iniziare un dialogo, interpone tra Lui e la donna una parola; il dialogo conduce all’incontro e, nel racconto dell’Evangelista, condurrà la donna a credere.

    Come mai?… lo stupore della donna è già uno spiraglio che si apre a Gesù ma anche uno spiraglio che apre a se stessa. Da quello spiraglio passerà il coraggio di dirsi delle verità sulla propria vita, sulla propria storia, sui propri fallimenti ed illusioni.

    Gesù salta sulle appartenenze ed imposta tutto subito sulla relazione da cuore a cuore, da persona a persona: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere…

    Capite? Dal noi-voi della donna Gesù passa all’io-tu; tanto che attiverà a consegnarsi a lei quale il Cristo nella prima grande autorivelazione del Quarto Evangelo: Io sono che ti parlo! Insomma Gesù sta facendo passare la donna dalla domanda che lui le ha posto umilmente chiedendole acqua alla domanda che Lui stesso è.

    Da qui la donna inizia il suo itinerario verso la fede, verso una conoscenza del dono di Dio, verso colui che le rivela se stessa: Mi ha detto tutto quello che ho fatto! Cioè? “ha rivelato me a me stessa dandomi una conoscenza di me che non osavo confessare neanche a me stessa!” Gli incontri veri avvengono sempre nella verità. Un incontro che non sia immerso nella verità non è più neanche un incontro; Gesù apre dinanzi a questa donna una verità in cui non è né giudicata, né travisata. Le rivela la sua storia che è sì storia di cadute ma è storia aperta al dono di Dio e a quell’acqua zampillante per la vita eterna e che toglie la sete, ogni sete.

    La Samaritana è icona di un itinerario possibile: l’incontro l’ha messa in una relazione con Gesù nella quale capisce sempre più e di Lui e di se stessa: prima dice che Gesù è un profeta, poi coglie che è il Messia e alla fine si rivela credente, apostola ed evangelizzatrice dei suoi concittadini.

    Gesù suscita sete dichiarando la sua sete; alla fine del Quarto Evangelo, prima del supremo atto di obbedienza e di consegna sulla croce, Gesù ancora dirà: “Ho sete!” (cfr Gv 19, 28) … una sete già dichiarata al pozzo di Giacobbe, sete di entrare in una vera relazione con l’uomo. In quella relazione conduce ad avere una giusta sete. Colui che ha sete di me, mi conduce alla sete di Lui che è sete di senso, di incontro, di relazione vera. Chi è capace di relazioni vere con gli uomini potrà avere relazioni autentiche con Dio e chi ha relazione autentica con Dio sarà capace, anche tra le fatiche della storia, ad avere incontri veri con gli uomini suoi fratelli.

    Scrive Agostino: “Il Signore che si siede stanco al pozzo è lì a dare sollievo alle nostre stanchezze e alle nostre seti” (Commento all’Evangelo di Giovanni 15,6-7).

    Lui è lì ed è la risposta!

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