
Lucio D’Abbraccio – Il 15 settembre la Chiesa celebra la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata. Collocata il giorno dopo la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, questa ricorrenza conduce lo sguardo dei fedeli sul Calvario, dove il Vangelo presenta Maria accanto alla croce del Figlio: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala» (Gv 19,25).
Sono diverse le manifestazioni religiose, radicate nel tempo, che le parrocchie celebrano in questa data; nella Diocesi di Alife-Caiazzo, dall’area matesina alla valle del medio Volturno non mancano occasioni di festa e preghiera.
Maria è l’Addolorata non perché la fede cristiana esalti la sofferenza in se stessa, ma perché partecipa, con cuore di madre, alla Passione del Figlio. Non fugge davanti alla Croce e non può sottrarre Gesù alla morte, ma rimane accanto a lui. Il suo dolore nasce dall’amore. Già il vecchio Simeone, quando Maria e Giuseppe presentarono Gesù al Tempio, le aveva annunciato: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35).
La pietà cristiana ha raccolto le sofferenze della Vergine nei cosiddetti sette dolori di Maria: la profezia di Simeone; la fuga in Egitto; lo smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio; l’incontro con il Figlio sulla via del Calvario; la crocifissione e morte di Gesù; la deposizione del suo corpo dalla Croce; la sepoltura. È un itinerario che accompagna Maria nei momenti di dolore vissuti accanto al Figlio, dall’infanzia fino alla Croce e alla sepoltura. Proprio dopo aver ricordato questi sette dolori, Papa Francesco affermava: “E così, la pietà cristiana percorre questa strada della Madonna che accompagna Gesù” (Papa Francesco, Omelia, L’Addolorata, discepola e madre, 3 aprile 2020).
Da questa contemplazione nasce anche l’iconografia dell’Addolorata, tradizionalmente rappresentata con il volto segnato dal dolore e il cuore trafitto da una o da sette spade. Tra le sue rappresentazioni più alte vi è la Pietà, che raffigura Maria mentre accoglie tra le braccia il corpo senza vita di Cristo. Ne è espressione sublime la celebre Pietà di Michelangelo custodita nella Basilica di San Pietro, divenuta nei secoli una delle immagini più universali del dolore della Madre davanti al Figlio deposto dalla Croce.
La devozione ai dolori di Maria maturò progressivamente nel corso dei secoli e trovò particolare diffusione grazie all’Ordine dei Servi di Maria, sorto nel XIII secolo. La memoria liturgica conobbe diverse forme e date, finché papa Pio VII, il 18 settembre 1814, la estese a tutta la Chiesa. Fu poi san Pio X, nel 1913, a fissarne la celebrazione al 15 settembre, immediatamente dopo l’Esaltazione della Santa Croce.
Il legame tra le due ricorrenze è particolarmente significativo: il 14 settembre la Chiesa contempla la Croce di Cristo; il giorno seguente contempla la Madre che presso quella Croce rimane in piedi. San Giovanni Paolo II, riprendendo le parole dello Stabat Mater, affermava: “La Madre addolorata stava in piedi, piangendo presso la Croce, da cui pendeva il Figlio” (San Giovanni Paolo II, Angelus, 15 settembre 1991).
È proprio questa presenza a spiegare la profonda accoglienza della devozione nella pietà popolare. Il dolore appartiene all’esperienza di ogni uomo: la perdita di una persona cara, la malattia, la solitudine, le preoccupazioni per un figlio, le ferite familiari, le prove che talvolta sembrano non avere spiegazione. Il popolo cristiano ha riconosciuto in Maria una Madre che conosce il dolore e può stare accanto a chi soffre.
Anche nelle comunità della Diocesi di Alife-Caiazzo la devozione alla Vergine Addolorata ha lasciato tracce significative. Ad Alvignano sorge il Santuario dedicato alla Madonna Addolorata che la comunità celebra in questa data; a Piedimonte Matese si trova la Chiesa dell’Addolorata. La celebrazione dell’Addolorata è inoltre documentata a Pratella, Raviscanina, a Castello del Matese e San Gregorio Matese, secondo forme e tradizioni proprie delle diverse comunità.
Un legame particolarmente significativo unisce inoltre il territorio diocesano al Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso, in Molise, meta di pellegrinaggi organizzati da tutto l’alto casertano. Tra i pellegrinaggi storici sono da annoverare quello che parte da Castello del Matese: un cammino di circa quaranta chilometri attraverso il massiccio del Matese, percorso da generazioni di fedeli lungo sentieri e strade di montagna; c’è quello da San Gregorio Matese che percorre la medesima distanza in due giorni di cammino soprattutto nelle ore che precedono l’alba; e quello più antico di tutti che parte da Pietramelara (nella Diocesi di Teano-Calvi), ben più distante rispetto al pellegrinaggio dei paesi appena citati.
Chiamare Maria “Addolorata” non significa però fermarsi al Venerdì Santo. Ai piedi della Croce il cuore della Madre è trafitto, ma proprio lì ella riceve dal Figlio una nuova missione. Gesù le dice: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26). Benedetto XVI, nella memoria liturgica dell’Addolorata a Lourdes, affermava: “Oggi, celebrando la memoria della Beata Vergine Addolorata, contempliamo Maria che condivide la compassione del Figlio per i peccatori” (Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa con i malati, Lourdes, 15 settembre 2008).
Nel discepolo amato, Maria accoglie ogni discepolo di Cristo e diventa Madre di coloro che soffrono, di quanti piangono e di chi attraversa la prova.
Il 15 settembre, dunque, non celebriamo semplicemente il dolore di Maria, ma la sua fedeltà nell’ora della prova: quella presenza silenziosa che non elimina la Croce, ma impedisce a chi la porta di sentirsi solo. Guardando Maria ai piedi del Calvario comprendiamo che anche la notte più dolorosa della vita cristiana non è l’ultima parola: oltre la Croce attende sempre il mattino della Risurrezione.