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    Home»L'italia fuori dall'Italia»La storia di Alessandro, da Alvignano a Toronto. “Le ambizioni ti portano lontano, ma sono le persone che amiamo a ricordarci chi siamo davvero”
    L'italia fuori dall'Italia

    La storia di Alessandro, da Alvignano a Toronto. “Le ambizioni ti portano lontano, ma sono le persone che amiamo a ricordarci chi siamo davvero”

    Nella valigia che ha portato con sé ha messo relazioni, affetti e insegnamenti. Da pochi giorni ha concluso il percorso di studi al Seneca Polytechinc con il massimo dei voti; continua gli studi in Business e Finanza
    Grazia Biasi5 Novembre 2026Nessun commento

    “Del mio lavoro ero soddisfatto in parte, ma dentro di me sentivo che mancava ancora qualcosa: volevo espormi di più, crescere in un contesto internazionale e acquisire competenze che mi permettessero di avere una visione più ampia del futuro personale e del lavoro. Lasciare l’Italia ha significato tutto questo”.

    Lui è Alessandro Mongillo, 28 anni, di Alvignano. Da dicembre 2025 si è trasferito a Toronto per realizzare quello che ha appena detto qualche rigo più sopra; a fine ottobre ha conseguito un master in Business Analytics al Seneca Polytechnic con il massimo dei voti; a fare festa con lui sono arrivati la mamma Stefania, il papà Amato, la fidanzata Demi, insomma le persone più care con cui ha condiviso il progetto (incluso il fratello Angelo), perchè “Credo che nella vita sia importante dare e ricevere costantemente da persone che credono in te”, spiega a Clarus.

    Si laurea in Italia in in Economia e Management, consegue la laurea magistrale in Consulenza e Management Aziendale. Fin da giovanissimo si misura con il mondo del lavoro: bagnino, cameriere, fotografo; nel periodo universitario lavora con la company di Milano ScuolaZoo; è Coordinatore e Manager dello Sport (disciplina della Pallanuoto) a Caserta durante le Universiadi; lavora come Student Brand Manager con Red Bull ed avvia una esperienza di freelencer nel campo della consulenza e marketing accanto a piccole e medie imprese dell’alto casertano, enti locali e personaggi politici.

    “Vengo da una splendida famiglia molto unita. Da che ho memoria non c’è un giorno in cui non ci sentiamo o scriviamo per chiederci semplicemente come stai”. Insieme ad un familiare, ora scomparso, conia il termine ‘Fresily Family’ per descrivere il comune contesto familiare: “Una parola inventata, ma che racconta bene chi siamo: un mix di allegria, leggerezza e quella “fuffaggine” affettuosa che ci caratterizza, ma soprattutto un forte spirito di unione”.

    Gli abbiamo rivolto una serie di domande per comprendere e comprenderlo nella decisione di partire e lasciare l’italia. Temporaneamente? Per sempre. Non lo sa ancora.

    Un lavoro già c’era, poi la scelta di partire per il Canada. Per quale motivo?
    Lavoravo in una grande azienda leader nel settore FMCG delle acque, come Marketing Account Executive. Era un contesto stimolante, in cui raggiungevo obiettivi, ma dentro di me sentivo che mancava ancora qualcosa”. Già verso la fine del mio percorso magistrale avevo visto programmi post-graduate in Canada. Accantonata parzialmente l’idea ad ottobre 2025 mi arriva una mail con l’offer of admission del Seneca Polytechnic.
    Partire non è stata una fuga, ma una scelta consapevole: lasciare qualcosa di stabile per costruire qualcosa di più grande.

    Cosa hai pensato nei giorni precedenti la partenza mentre riempivi la valigia? Nel bagaglio, cosa hai portato in termini di valori?
    E’ stato un momento molto più simbolico di quanto immaginassi. C’era entusiasmo, ma anche la consapevolezza di lasciare una parte di vita importante. Mentre piegavo vestiti e sistemavo oggetti, mi rendevo conto che il bagaglio più vero non era quello materiale, ma quello fatto di relazioni, affetti e insegnamenti. Ho portato con me i valori della mia famiglia, la fiducia di chi ha sempre creduto in me, l’educazione e il rispetto che mi sono stati insegnati, il senso del sacrificio e l’amore per ciò che faccio. Sono questi gli elementi che ti tengono in piedi quando cambi Paese e inizi da zero.

    Perché tanti, troppi giovani, lasciano l’Italia? È solo fuga o una scelta matura, consapevole?
    Penso che bisogni cambiare l’etichetta della ‘fuga di cervelli’ perché si rischia di inserire nel calderone tutte le categorie di giovani che partono. Bisogna distinguere chi parte per necessità, chi per uno stile di vita migliore, chi per trovare un lavoro, chi per cambiare ambiente e fare un’esperienza, chi, come nel mio caso sente di lasciare l’Italia per allineare le proprie aspettative personali e professionali per il futuro.

      Quindi, chi parte lo fa in modo consapevole e maturo sapendo quanto di bello e quanto di amaro lascia dietro.

      L’Italia sta offrendo una strada sempre più difficile da percorrere per i giovani: il faticoso mercato del lavoro e la scarsa tema della remunerazione sono il problema di fondo. I prezzi al consumo che con l’impennata inflazionistica non smettono di crescere, rendono difficile la vita quotidiana a tutti, anche a quei giovani che sognano un futuro familiare o indipendente, dentro ed al di fuori delle città.  E allora, pur partendo in maniera consapevole, ti accompagna il dolore di lasciare affetti e radici.

      Il Seneca Polytechinc ti ha ospitato per quasi un anno di formazione...
      Ho frequentato il corso in Business Analytics basato sull’analisi dei dati per il Business tramite l’uso di linguaggi di programmazione ed Intelligenza artificiale. Mi sono immerso fin da subito nel contesto universitario che ho trovato stimolante, vivace ed organizzato e mi ha permesso di interfacciarmi interfaccio con studenti e professionisti da tutto il mondo.

      Nel campus è presente la Student Seneca Federation, punto di raccolta degli studenti luogo da cui ogni giorno partono eventi, meetings, workshop; e poi sale ricreative e ludiche per il supporto fisico e mentale degli studenti: studio, sport e svago sono i pilastri dell’offerta…

      C’è un progetto che ti ha particolarmente coinvolto, di cui ti sei reso protagonista: il Seneca Analytics Club… Di cosa si tratta?
      E’ nato tutto dal confronto con colleghi e nuovi amici; sentivamo il bisogno di creare uno spazio concreto dove gli studenti potessero andare oltre la teoria e avvicinarsi al mondo reale dei dati, del business e dell’innovazione.

      Ne sono stato il presidente.  Adesso, terminati gli studi al Seneca, con il gruppo orirginario composto da diverse nazioni (China, Iran, India, Nigeria, Italia, Korea del Sud, USA), ogni settimana ci riuniamo per continuare una sorta di associazione culturale tra professionisti, con scambi di idee, iniziative per la città di Toronto toccando i temi dell’Intelligenza artificiale, della Finanza e del Business.

      Siamo all’inizio di qualcosa di nuovo che vogliamo condividere e sperimentare. Soprattutto ci stimola poter offrire qualcosa di nuovo con i nostri background tanto variegati.

      Che ambiente hai trovato?  
      L’organizzazione che c’è qui, come anche in USA è da esempio, per il fatto che è molto fluida, senza intoppi e tutta ‘reportable’: dalle visite, alle richieste, alle prenotazioni, alla spesa, alla logistica. Per esempio, per dirne una, per noi studenti c’è la possibilità di prendere gratuitamente gli shuttle-bus che fermano nei principali luoghi della città così da aiutarci a raggiungere facilmente luoghi di interesse ma anche di necessità.
      L’organizzazione dello studio, con risultati a scadenze settimanali (assignements), ti chiede di essere sempre pronto, di dover rispondere in poco tempo dei tuoi profitti: l’ho trovato altrettanto stimolante.

      Con i genitori e la fidanzata

      Un viaggio iniziato tre generazioni fa

      Alessandro che parla con gran determinazione di radici e di legami familiari, in realtà non ha reciso questo patrimonio, né potrà farlo. Perché lui, come tanti italiani e meridionali in particolare, nasce in una famiglia protagonista dei processi di emigrazione negli anni Quaranta-Cinquanta del secolo scorso. “Mia nonna Concetta partì per il Canada a 16 anni e tornò in Italia, a Dragoni, quasi a 28 anni con due figli nati nella terra del Maple Leaf, tra cui mia madre. Mi ha sempre raccontato con entusiasmo cosa fosse l’America”, spiega il giovane alvignanese ricordando con altrettanto entusiasmo le reunion familiari – di parenti ormai canadesi e italiani – durante i mesi estivi. “A mia nonna devo molto per avermi insegnato a ad avere una visione che vada oltre i confini tracciati dalla nascita, con umiltà e sacrificio”.

      L’arrivo in Canada per Alessandro, l’impatto con un nuovo contesto, nuovi spazi e relazioni è stato decisamente mitigato dagli affetti, orientato dall’esperienza di quella parte di famiglie che vive sul posto facendolo sentire vicino alla sua Italia.

      Cosa sogni di fare da grande?
      Per ora è presto dirlo, ma continuo a formarmi nel campo del Business e della Consulenza che mi appassiona tanto e per il quale dedico tutto il mio tempo. Ho appena iniziato un corso con il Canadian Securities Course focalizzandomi sul mondo della Finanza; nel frattempo non manca qualche lavoro che anche qui inizia a darmi nuove soddisfazioni.

      Cosa cambieresti dell’Italia in questo momento?
      Dell’Italia cambierei tante cose dal sistema fiscale, al sistema burocratico fino a quello economico. Il problema più grande che affronterà il nostro Paese sarà il calo demografico. Saremo compensati dall’immigrazione, ma al momento ancora non basta né in termini numerici né di figure professionali prestate al mondo del lavoro. Il bel Paese è bloccato ad un vecchio sistema che andrebbe ringiovanito per garantire efficienza ed efficacia d’azione.

      Cosa salvi dell’Italia, e cosa in particolare del paese di Alvignano da cui sei partito?
      Personalmente penso che il nostro Paese abbia un potenziale inimmaginabile e all’estero il ‘brand’ Italia non è forte ma è un must. Salvo dell’Italia tante cose, tra cui le più importanti sono il cibo, la cultura ed in parte il nostro modo di fare all’Italiana.

      Per quanto riguarda il mio paese, ricordo le parole che mi diceva Raffaele Romano, prima professore di Storia e Filosofia al Liceo, poi un gran caro amico; lui definiva Alvignano come piccolo spicchio di storia nel mondo, ricordandone la storia, per ricordarci che siamo parte di un tutto che dobbiamo onorare, rispettare e curare, tramandare e saper narrare.  

      Nei nostri i piccoli centri il potenziale c’è, ma il talento non va da nessuna parte senza la dedizione e le costanza, per cui c’è bisogno di sporcarsi le mani e cercare di offrire personalmente qualcosa, ogni giorno.

      Conosco alcuni compaesani che ci credono davvero in tutto questo; anche io ci credo e spero un domani di poter offrire qualcosa in più.

      Quanto contano la tua famiglia e le tue amicizie d’origine?
      Vedere un figlio partire non è mai facile, ma credo che la costanza dell’esserci, nonostante le distanze, sia la vera chiave. La mia famiglia rappresenta le mie radici, il mio punto fermo. Li amo perdutamente e, anche a migliaia di chilometri di distanza, riescono a farmi sentire sempre a casa.
      Avere poi alcuni parenti qui in Canada è un valore aggiunto, un legame che rende questa esperienza ancora più significativa.

      E poi ci sono gli amici, quelli storici, quelli con cui sono cresciuto e dai quali, ne sono certo, non mi separerò mai. Ho sentito tanto la loro vicinanza in questo periodo. Oggi siamo tutti impegnati a costruire il nostro futuro, professionisti in settori diversi, ciascuno con le proprie ambizioni e sfide. A loro voglio dire di continuare a crederci sempre, nonostante gli ostacoli e le strade impervie, proprio come abbiamo sempre fatto.

      In fondo, sono un ragazzo che ha scelto di andare lontano per inseguire i propri sogni, senza mai dimenticare da dove viene.

      Perché le ambizioni possono portarci dall’altra parte del mondo, ma sono le persone che amiamo a ricordarci chi siamo davvero.

      Alessandro Mongillo è già stato protagonista della rubrica “L’Italia fuori dall’Italia” con l’intervista da lui curata alla senatrice PD di Toronto Francesca La Marca. Leggi.

      Nelle foto, il Graduation Day al Seneca Polytechnic.

      Alessandro MOngillo cervelli in fuga giovani partenze restanza Scelte Seneca Polytechnic Studio vita

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