Tre donne, tre personalità forti e originali per una pellicola che del remake prende solo spunto e forse neanche il titolo, anche quello con un’impronta decisa e vigorosa: un punto esclamativo.
Maggie Gyllenhaal, Mary Shelley e Jessie Buckley sono i perni di una storia forse già nota, ma dai contorni inediti e contemporanei.
La sposa! (The bride!) scritto e diretto dalla regista e attrice Maggie Gyllenhaal è al cinema dal 5 marzo, con protagonisti l’interprete candidata premio Oscar Jessie Buckley, Christian Bale, Annette Bening e Penelope Cruz.

Stati Uniti, anni ’30. Ida (Jessie Buckley) è una giovane donna finita nei loschi giri del boss Vito Lupino (Zlatko Burić). Una sera, Ida lo sbeffeggia pubblicamente, alludendo alla sua corruzione e all’uccisione di alcune donne, e dopo essere stata scortata fuori dal locale da due leccapiedi di Lupino, spinta dalle scale, cade e muore a seguito delle ferite riportate.
Intanto, la Creatura di Frankenstein (Christian Bale), che ha deciso di assumere come nome quello di suo “padre”, arriva in città alla ricerca della dott.ssa Euphronious (Annette Bening), chiedendole di creargli una compagna di vita.
Liberamente ispirato al film La moglie di Frankenstein di James Whale (1935), a sua volta tratto dal romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo diMary Shelley, con La sposa! Maggie Gyllenhaal sposta la narrazione da una Creatura all’altra, conferendo corpo e parola a questo originale profilo femminile che esprime tutta sé stessa e il suo tragico vissuto attraverso una ribellione ai modelli e all’ordine patriarcale sotto cui ha vissuto.
La vicenda di Ida alias La sposa alias Penelope (quest’ultimo è il nome che il suo compagno Frankenstein decide di darle) diventa il pretesto, l’ispirazione che Gyllenhaal utilizza per trattare un tema a lei già caro, quello dell’identità femminile e le sue declinazioni nella storia della società (basti pensare al premiato La figlia oscura, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, qui), oltre che le più urgenti, attuali e necessarie istanze di attenzione alla parità di genere e alla violenza contro le donne.
Non è un caso, infatti, che l’opera scelta da Gyllenhaal sia proprio quella di un’autrice che ha dato origine alla storia più nota e apprezzata di tutta la letteratura (che non ha ancora finito di conoscere nuove dimensioni artistiche, come per il film che Guillermo del Toro ne ha tratto, qui) e a cui nella pellicola la regista decide di dare la parola, di seguire la vicenda nel suo corso, oltre ad introdurla, rivendicando la sua individualità e quella della protagonista della storia, solo accennata nel romanzo Frankenstein, e che ora, invece, vuole approfondire.
Infatti, la protagonista del film non è solo “la moglie di Frankenstein”, ma un soggetto nuovo, vero e proprio, che pur essendo stata scelta e animata ad una seconda vita da altri, non soccombe.
In questo, l’interpretazione di Jessie Buckley (candidata agli Oscar per la sua performance in Hamnet) è incredibile: l’attrice si dimostra una brillante trasformista, eleggendo il suo corpo a tramite per il messaggio che Gyllenhaal vuole veicolare; le fa da pari sodale anche Christian Bale, già noto per la sua totale dedizione ai personaggi interpretati, che nonostante il necessario ed evidente trucco, riesce ad esprimersi con il solo, intenso sguardo.
Bellissima la scena in cui entrambi ballano e animano una coreografia dai movimenti spasmodici, che riflette le loro personalità.
Annette Bening colpisce pur nel breve minutaggio, mentre Penelope Cruz è, forse, il profilo che non emerge con decisione ed enfasi, in un ruolo più scontato e dimesso, sebbene fondamentale nella risoluzione della vicenda.
Nel cast, anche un cameo di Jake Gyllenhaal, fratello della regista.
La sposa! riesce nell’intento di proporre una visione eccentrica del classico di riferimento, e Gyllenhaal sceglie uno stile caotico, sì, macchiandolo di elementi gotici e fantastici, in cui l’azione e la narrazione tendono a perdere smalto in diverse sequenze, per poi riprendere tono.
Interessante per l’operazione di riattualizzazione, non memorabile, ma la conferma di appassionati e unici interpreti e di un’ispirazione, quella della regista, sempre stimolante.




